Nel 1938 il fascismo decise l’esproprio del “Piccolo” dalle mani dell’ebreo Mayer

TRIESTE Il 18 settembre 1938, a Trieste, in un giorno di sole, Benito Mussolini dal palco gigante di piazza dell’Unità di Trieste proclama l’adozione delle leggi razziali. Teodoro Mayer, fondatore e proprietario del Piccolo, non è a Trieste quel giorno. Da tempo vive a Roma come senatore del Regno d’Italia. «Mayer scrive al Duce una drammatica lettera, sapendo di avere grandi meriti nei confronti dell’Italia: è stato uno dei protagonisti dell’irredentismo adriatico e per questi motivi, sotto l’Austria, ha subito il carcere.
La lettera non viene tenuta in considerazione. Mussolini ha deciso: “Il Piccolo” deve andare in mani sicure. Egli stesso si occupa della faccenda e il giornale viene venduto a un prezzo di gran lunga inferiore al suo valore di mercato a Rino Alessi». Lo storico e giornalista Pierluigi Sabatti rievoca l’esproprio fascista del Piccolo nell’effemeride della copertina del Piccololibri, che esce domani all’interno del fascicolo Tuttolibri della Stampa.
“Note scordate” racconta invece il compositore triestino “dimenticato” Mario Zafred. Il centenario dalla nascita (21 febbraio 1922), che cadeva lo scorso anno, è passato inosservato. Eppure il musicista fedele al Socialismo e alla Resistenza e allergico alla dodecafonia “snob” («Non è possibile perdersi a musicare gli svenimenti, come fanno i dodecafonici, ma occorre recare il proprio messaggio cantando le sofferenze e le vittorie dei lavoratori») vanta una produzione incredibile. «Il suo catalogo, che si fa iniziare con la “Sonata per pianoforte” del 1940 e chiudere con l’Egloga per arpa del 1987 - scrive Alessio Screm -, conta ad oggi un totale di novantasei composizioni tra musica da camera, orchestrale, sinfonica, tre opere liriche (“Amleto”, “Wallenstein” e “Kean”), musica per film e documentari (tra cui “Achtung! Banditi!” e “Cronache dei giovani amanti” per la regia di Carlo Lizzani)».
Nel settembre 1846 sbarca a Trieste l’ammiraglio David Glasgow Farragut a capo della quarta fregata USS Franklin, salpata da New York il 28 giugno 1867. Durante il soggiorno, come ricorda Elsa Nemec nella pagina “Interlinee, succede di tutto. «Il 18 settembre, molti ufficiali intervennero al ricevimento del caffè Monte Verde, per ascoltare la famosa banda austriaca composta di cento esecutori. La musica era ottima e la birra bavarese scorreva liberamente, poiché gli americani seppero con non comune abilità tenere testa ai teutoni, bevitori dall'inestinguibile sete. A un tratto la banda intonò “Yankee Doodle” e “Hail Columbia”, che provocarono un'esplosione di patriottismo da parte degli intervenuti, i quali vollero dimostrare la loro gratitudine ordinando immediatamente ai suonatori più di duecento boccali della spumosa bavarese». Anche l’ammiraglio Ferragut non è da meno. «Il 25 settembre Farragut offrì un ultimo banchetto a bordo della USS Franklin. Prima di partire però, l'ammiraglio fece provvista delle “irresistibili specialità triestine” e comprò quadri, fra i quali emergeva un eccellente dipinto del Dell'Acqua che figurava un greco in contemplazione d'una battaglia».
“Da vedere” è, invece, la mostra fotografica “L’Italia di Magnum. Da Robert Capa a Paolo Pellegrin” ospitata al Palazzo vescovile di Portogruaro raccontata dal curatore Walter Guadagnini. Oltre cento scatti che raccontano con un occhio internazionale il Novecento del Belpaese.
Completa il Piccololibri il paginone “Qbits” (Briciole di scienza) dove Giuseppe Mussardo racconta il mondo di Jules Verne a partire da uno dei suoi libri meno conosciuti. «“L’isola misteriosa” è il romanzo più esemplare di Verne, più dei notissimi e indimenticabili “20000 leghe sotto i mari” o “Il giro del mondo in 80 giorni” - scrive Mussardo -. Il motivo è che questo romanzo ci porta, passo dopo passo, semplicemente seguendo l’inventiva dell’Homo sapiens, a passare in rassegna lo sviluppo della nostra civiltà in tutte le sue fasi, dalla conquista del fuoco a quella della ceramica, della chimica, dell’agricoltura, della nautica e persino dell’elettricità, con l’assemblaggio di un telegrafo elettrico. —
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