Da Ros ritrova la Pallacanestro Trieste: «Cantieri aperti»
Domenica (ore 18) primo test per i biancorossi a roster ridotto contro Brescia dell’ex: «La città è nel cuore ma non seguo le vicende societarie. Ho scelto la Leonessa per il progetto»

Ritrovare il giusto entusiasmo in una piazza ferita per rinascere insieme e riaccendere la passione. È questa la vera molla professionale e umana che ha spinto Matteo Da Ros ad accettare la complessa sfida di Brescia, maturata subito dopo il doloroso addio all'Apu Udine. Alla vigilia dell'atteso test amichevole contro la Pallacanestro Trieste (a Pisogne ore 18), l'ex biancorosso racconta con grande trasparenza le motivazioni profonde della sua scelta, analizzando al contempo lo stato dei lavori e il percorso di crescita in casa Leonessa. Dopo l'esperienza a Udine ha scelto di ripartire dalla Serie B sposando il progetto di Brescia. Quali fattori l'hanno convinto ad accettare la sfida?
«Accettare la sfida di Brescia è stato per me un passaggio estremamente stimolante. È una piazza ferita, fortemente turbata dagli ultimi avvenimenti, ed è una condizione in cui mi rispecchio molto: ritrovo in questa città le stesse sensazioni provate a Udine dopo la mia uscita dall'APU, sia per le dinamiche che si sono create, sia per il modo in cui si è consumata quella separazione. Avevo un forte bisogno di rimettermi in gioco in un ambiente capace di apprezzarmi, dove sentirmi davvero desiderato all'interno di un progetto solido. Cercavo un contesto in cui ci fosse la volontà condivisa di fare corpo unico: un posto dove dirigenti, staff e squadra fossero pronti a indossare idealmente canotta e pantaloncini, allacciarsi le scarpe e scendere in campo tutti insieme per lottare verso lo stesso obiettivo».
Questo pomeriggio ritrova sul suo cammino la Pallacanestro Trieste, una piazza e un ambiente che le sono rimasti molto legati. Come vede la squadra che si sta strutturando per la nuova stagione?
«Delle vicende legate a Trieste sto seguendo poco, se non quello che emerge dalle cronache ufficiali. Non avendo una presenza diretta in città, non ho una reale percezione di ciò che stia succedendo a livello societario o di spogliatoio, tanto da non sapere nemmeno in quali condizioni si presenteranno all'amichevole di oggi. Resta il fatto che Trieste è diventata a tutti gli effetti la mia città, un luogo a cui sono legato anche come imprenditore insieme ai soci dei locali che ormai tutti conoscono, ma in questo momento il mio focus professionale è rivolto altrove».
Trattandosi della seconda uscita stagionale dopo Treviglio, cosa si aspetta di vedere sul parquet, considerando i carichi di lavoro tipici di questo momento della preparazione?
«Quella di oggi sarà la nostra seconda amichevole nell'arco di appena quarantotto ore. Sarà fondamentale gestire con intelligenza i minutaggi, il carico di sforzo fisico e i piccoli acciacchi tipici di questo periodo. Mi aspetto inevitabilmente una partita con diversi errori individuali e di intesa, ma ciò che servirà è la massima disponibilità da parte di tutti. Meglio vedere rotazioni brevi con pochi minuti di fila, purché giocati alla massima energia per testare sul campo quanto provato nelle ultime due settimane di lavoro. Soprattutto nei momenti di lucidità ridotta per la stanchezza, dovremo sforzarci di eseguire le cose con la maggiore precisione possibile. Siamo alle prime uscite stagionali: servono pazienza, attenzione ai dettagli e accortezza, senza perdere di vista la fase di preparazione in cui ci troviamo».
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