Jeff Brooks saluta Trieste: due anni intensi d'amore, leader vero dentro e fuori dal campo
Trieste è stata qualcosa di molto più grande di una delle tante tappe della sua carriera

Jeff Brooks saluta Trieste. Lo fa dopo due stagioni intense, bellissime, nel corso delle quali il giocatore nativo di Louisville, nel Kentucky, ha vissuto con grande intensità un'avventura che ha lasciato un segno profondo. Per lui e per la sua famiglia, Trieste è stata qualcosa di molto più grande di una delle tante tappe della sua carriera. Brooks si è immedesimato totalmente nella città, ha stretto legami importanti con le persone e ha condiviso sensazioni ed emozioni forti con i tifosi, diventando sin dal suo arrivo da Venezia un leader carismatico per la squadra. Il tutto senza mai forzare i toni, ma semplicemente con quella naturale empatia e quello spessore umano che, prima ancora delle doti tecniche, ne hanno fatto un grande giocatore.
Arrivato con lo status del veterano, Jeff ha sorpreso tutti con una prima stagione clamorosa nella quale, al di là dei numeri, le sue qualità di uomo spogliatoio e trascinatore in grado di tracciare la strada ai compagni con l'esempio hanno fatto la vera differenza. Purtroppo l'ultima stagione, caratterizzata da troppi problemi fisici, non ha permesso al pubblico di vedere il vero Brooks sul parquet. Ma il legame non è mai venuto meno. Ora che questa avventura è giunta al termine, il giocatore ha voluto affidare ai tifosi e alla città una lettera d'addio toccante, sincera e ricca di gratitudine.
L’amarezza per la conclusione di questo ciclo traspare subito, ma viene subito filtrata da una grande maturità spirituale.
"Il mio tempo qui a Trieste è giunto al termine, questi ultimi due anni sono stati semplicemente magici per me e la mia famiglia. Non è stata una mia scelta, ma quando qualcosa finisce, bisogna ricordare che quando l'uomo fa progetti, Dio ride".
Per Brooks, Trieste è diventata casa attraverso piccoli e grandi momenti quotidiani, riti personali che si uniscono al boato del palazzo.
"Dal clacson che suonavo tornando a Trieste sotto la roccia della fortuna al sentire 6.000 persone impazzire al PalaTrieste, tutto questo rimarrà per sempre nei miei ricordi".
Nel momento dei saluti, il campione americano ha voluto abbracciare idealmente chiunque abbia fatto parte del suo percorso biennale, dai compagni di squadra allo staff che lavora nell'ombra.
"Grazie a tutti i giocatori con cui ho condiviso questa maglia, agli allenatori che ci hanno preparato a crescere e a competere al massimo livello, a tutti coloro che lavorano al PalaTrieste per il loro aiuto nella nostra vita quotidiana".
Un legame speciale, quasi viscerale, lo ha unito al cuore pulsante del tifo e all'intera cittadinanza, che ha saputo scaldare il cuore della sua famiglia: "Alla Curva Nord per l'enorme impegno e l'energia profusa nel supportare questa squadra e, infine, alla gente di Trieste che ha accolto me e la mia famiglia a braccia aperte e ci ha fatto sentire a casa per due anni. Non posso ringraziarvi abbastanza".
Il congedo finale è una bellissima metafora del viaggio vissuto insieme ad alta quota
"Spero che vi siate goduti il vostro periodo sull'Himalaya e che abbiate apprezzato la personalità, l'energia e l'aura di fuoco. Sarete sempre nel mio cuore e in quello della mia famiglia. Fino al nostro prossimo incontro, grazie Trieste, con affetto".
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