Pallacanestro Trieste, ci attende una scalata nell'annus horribilis
La prossima sfida del sabato di Pasqua assomiglia molto ad un dentro o fuori che solo un mese fa pareva inimmaginabile

Che il giocattolo triestino del presidente Matiasic avesse iniziato a rompersi, la Palla di Cristallo lo aveva suggerito settimane fa, quando in città si iniziava a parlare più di Roma che di Trieste. Ma poi, le partite casalinghe contro Trento e Venezia - due dei tanti derby che quella NBA Europe si prefigge di cancellare – avevano illuso sulla capacità della squadra di estraniarsi da quel clima di imminente trasloco che aleggiava attorno al PalaRubini. E invece la tappa di Desio a casa della pericolante Cantù ha detto tutto il contrario, nel ricordo di analoghe performance modello Cremona o Reggio Emilia.
Con l’aggravante che ci sono sempre meno ore in “quel che resta del giorno” e la prossima sfida del sabato di Pasqua assomiglia molto ad un dentro o fuori che solo un mese fa pareva inimmaginabile. Perché perdere con Varese (squadra col vento in poppa che giustamente annusa i possibili play-off) vorrebbe dire spalancare la strada a un filotto di rovesci che anche il ritorno di un fromboliere come Markel Brown faticherebbe a evitare: derby con Udine nell’accogliente Carnera, Brescia in casa e due gite a Bologna e Milano precederebbero la sfida fratricida con Cremona. Perché fratricida? Perché l’ultima giornata metterà di fronte le due vittime sacrificali di diritti sportivi viaggianti. Verso dove lo sapremo con certezza a giorni.
Ecco che allora quello che sembrava solo un mese fa un percorso di relativa tranquillità verso la post-season, diventa adesso un Tourmalet da scalare con gambe non più freschissime e menti annebbiate che solo la determinazione e l’autorità di un bravo manager unita alla rabbiosa carica di un coach che si gioca tanto del suo futuro, possono provare a risistemare.
Sabato sugli spalti qualcuno tornerà allora a chiedere un altro piccolo grande sforzo a quei seimila innamorati che testardamente credono ancora in un happy-end nonostante un 2026 che passerà alla storia come “ANNUS HORRIBILIS” (parola della settimana) per il più amato sport in città. Per una sera dovremo cercare di dimenticare le vicissitudini americane, il problematico quanto oneroso allestimento della squadra, il licenziamento del coach per accontentare i giocatori, le “montagne russe” che però non sono divertenti.
Restare fuori da play-off ed Europa somiglierebbe molto ad una vittoria della Bosnia contro gli azzurri del calcio martedì sera. Solo a pensarci trasmette un mix di ansia e panico. Può bastare come campanello d’allarme?
Post Scriptum. Avremo ancora tempo per parlarne ma nel frattempo da Roma giungono notizie incoraggianti sulla passione di quei tifosi. Nei giorni scorsi il PalaEur si è riempito con oltre 10 mila spettatori, ma non per il basket: c’era l’ottavo Re di Roma, Francesco Totti, a giocare un torneo di calcetto. Potrebbe essere lui il giusto testimonial per la franchigia della capitale in NBA Europe.
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