Pallacanestro Trieste, i tanti “chissà” della fuga romana di Matiasic
Chissà se l’avvocato avrà notato con quale calore seimila appassionati hanno incitato la squadra nella consapevolezza (ormai più che nel timore) di fare il tifo per qualcosa che non è più loro?

Chissà se l’avvocato Matiasic si sarà visto la partita della “sua” Trieste contro Venezia? Chissà se avrà letto quello striscione della curva che ricordava come la “sua” squadra sia un “patrimonio della città” e chissà se avrà notato con quale calore seimila appassionati l’abbiano incitata nella consapevolezza (ormai più che nel timore) di fare il tifo per qualcosa che non è più loro? Chissà se gli avranno riportato le parole del coach avversario che ha espresso lo sdegno per il mercanteggiare un titolo sportivo, auspicando che Trieste rimanga a Trieste, come qualsiasi etica legata allo sport imporrebbe…?
Quanti “CHISSA’” la Palla suggerisce allora come PAROLA DELLA SETTIMANA. E non sono finiti qui, perché ci chiediamo ancora se qualcuno vicino al dinamico visionario business-man californiano (sono sempre di meno i solidi legami con queste amate terre), gli starà suggerendo alcune semplici e financo banali considerazioni. Che elenchiamo.
Punto primo: l’NBA è quanto di più distante possa esistere dal concetto di attaccamento, tifo e passione con il basket non solo italiano, ma anche europeo. In America il basket dell’NBA è spettacolo, show, esibizione muscolare più che tattica, da gustare sgranocchiando un hamburger con Coca ghiacciata. Se non ci credete leggetevi l’ultimo libro di Sergio Tavcer, che a Trieste è in classifica da settimane.
Punto secondo: quanti anni ci impiegherà la “scafata” Roma a far “sua” una squadra traslocata dal nord est d’Italia per rilanciare il basket di una capitale, che alla parola passione mette nell’ordine: la Roma del calcio al primo al secondo e al terzo posto. Al quarto c’è la Lazio! Quanti anni ci vorranno per animare il PalaEur di Roma Sud, aspettando quella NBA Europe che pare destinata a prendere il via non prima della stagione ‘28/29?
A crederci fermamente, al fianco del nostro Paul, c’è però il guru degli italici coach, tale Ettore Messina che “stanco” della Milano da bere sta facendo armi e bagagli per tentare la grande avventura con i soldi del fondo americano di chi sappiamo. Non so se Trieste è disposta a fare loro gli auguri più sinceri.
Un ultimo alert: per quanto ancora ritenete che il nostro splendido pubblico sarà disposto ad applaudire, tifare e soffrire per una squadra che inizia a non sentire più sua? Per di più proprio in vista delle partite che valgono l’accesso ai play-off (ancora in effetti da mettere in cassaforte…) e alla conquista di quel sesto posto che consentirebbe all’avvocato Paul di portarsi a Roma pure l’accesso alla coppetta europea?
Noi crediamo che tutto questo il buon Mike Arcieri abbia cercato (inutilmente) di spiegarlo all’avvocato. Ma lo “sciagurato” non rispose. E non la farà nemmeno davanti alle tante domande e agli accorati appelli che un po’ tutti gli stanno rivolgendo. È insomma già tempo di guardare al domani e pensare a come far tutto da soli!
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