Pallacanestro Trieste, la nebbia è ancora fitta dopo le non-risposte di Matiasic

Le attese risposte da parte della società non sono arrivate. Perché nessuna smentita arriva sulle voci di “fuga” ed anzi alimenta quello che invece somiglia sempre più un “furto”

Giovanni Marzini
I tifosi della Pallacanestro Trieste (Bruni)
I tifosi della Pallacanestro Trieste (Bruni)

Avete presente la coltre di nebbia che copriva il centro città nei giorni scorsi? Somiglia molto a quella che aleggia sul futuro del basket triestino dopo le non-risposte di Paul Matiasic date ai molti quesiti che gli sono stati posti. Domande non solo di una tifoseria legittimamente preoccupata, ma di una città intera con in testa le sue istituzioni. Rispondere illustrando il quadro di un panorama socio-economico cittadino che noi conosciamo benissimo non significa chiarire.

Somiglia molto invece a calciare quel pallone in tribuna. Ci auguriamo di aver reso l’idea, anche se l’esempio è preso in prestito dal calcio e non dal basket.

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Il presidente della Pallacanestro Trieste Paul Matiasic (foto Francesco Bruni)

Non può e non vuole essere questa la sede adatta per un contraddittorio semplicemente impossibile, visto il format che il Presidente della Pallacanestro Trieste ha scelto per cercare di eliminare la nebbia che avvolge il futuro del nostro basket e della “nostra” Pallacanestro.

Sta di fatto che le attese risposte semplicemente non sono arrivate. E rassicura poco – al contrario fa salire l’ansia - sentirsi dire che Trieste avrà ancora una sua squadra in futuro. Dove, come e in che serie, sembrerebbe cosa di scarsa importanza.

Perché nessuna smentita arriva sulle voci di “fuga” ed anzi alimenta quello che invece somiglia sempre più un “furto”. Di un titolo sportivo conquistato negli anni sul campo, tra l’altro fra inevitabili saliscendi, cadute e risalite, gioie e lacrime. Com’è logico sia in una competizione fatta di vittorie e sconfitte. Questo è lo sport, la sua natura, il suo vincere o perdere, ma su un campo di gara. Altro è invece il business che sposta squadre e società in giro per l’Italia, per l’Europa. In futuro forse anche da un continente all’altro.

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Il presidente Paul Matiasic (foto Bruni)

Quello chiesto da chi sino a pochi giorni fa pareva essere il Presidente più amato nell’era moderna del nostro basket, somiglia invece ad uno strategico time-out per calmare nell’immediato le acque, visto che la “bomba romana” è inavvertitamente scoppiata nel bel mezzo della stagione, quando tutto è ancora in palio: dall’agognata coppa europea ai play-off scudetto. Ma crediamo proprio che il “calmante” somministrato al “paziente” non abbia sortito effetto alcuno. Sarà meglio riprovarci, con risposte più esaustive. Magari gettando la maschera sul progetto delle franchigie NBA Europe di Roma e Milano o sul titolo sportivo da acquistare in giro per l’Italia, una volta appurato che quello griffato alabarda andrà da qualche altra parte. Domande ne abbiamo ancora molte in serbo. Ci mancano per ora sincere risposte.

Appurato quindi che la parola della settimana resta comunque “furto”, tanto di cappello ai ritrovati eroi della nostra pallamano. Come decine d’anni fa, quando calcio e basket fanno acqua, ci rifugiamo nell’handball regalatoci in epoche più felici da Pino Lo Duca. I suoi nipotini continuano ad esserci. E noi, anche se per una coppa solo sfiorata, gli dobbiamo comunque un grazie, grande così!

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