Non belli, ma concreti: così la Pallacanestro Trieste ha superato Treviso

I biancorossi hanno faticato per avere ragione di una Nutribullet in crisi grazie alla grinta, alle giocate individuali e al ritorno di Sissoko

Lorenzo Gatto
La grinta di Mady Sissoko nel derby con la Nutribullet (foto Bruni)
La grinta di Mady Sissoko nel derby con la Nutribullet (foto Bruni)

Nel basket esiste un vecchio adagio, tanto cinico quanto veritiero: in classifica non esiste la colonna dello stile. La Pallacanestro Trieste ne ha fatto un manifesto, guardare il successo di domenica contro Treviso, ma anche quelli contro Cantù e Sassari, per credere. Troppa fatica per archiviare la pratica contro una Nutribullet apparsa in chiara difficoltà tecnica ed emotiva, l'ennesima serata vissuta sul filo del rasoio e risolta nei secondi finali dal talento dei singoli.

La Pallacanestro Trieste fatica ma fa suo il derby con Treviso: finisce 84-76
Uthoff sotto canestro (fotoservizio Francesco Bruni)

Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, i dati oggettivi premiano la truppa di Israel Gonzalez. La vittoria permette a Trieste di allungare in classifica, scavando un solco rassicurante sulle inseguitrici e portandosi a due soli punti dal quinto posto alla vigilia dello scontro diretto di domenica prossima con Tortona. Un merito che va riconosciuto a un gruppo che sa come restare a galla anche nelle tempeste e che è capace di pescare il coniglio dal cilindro nel momento del bisogno, affidandosi a quella qualità individuale che in questa categoria fa spesso la differenza.

Il rovescio della medaglia è un'assenza di identità che, arrivati ormai a febbraio, spiega il motivo per cui questa squadra non abbia ancora imparato a camminare con un passo costante per tutti i quaranta minuti. Si vive di strappi, di fiammate dei singoli, di giocate estemporanee che coprono, come un velo sottile, le lacune di un sistema di gioco che fatica a trovare fluidità.

Non si riesce a vincere comodamente, non si riesce a imporre il proprio ritmo contro avversari in evidente difficoltà tecnica e psicologica. Si soffre, sempre e comunque, trasformando ogni partita in una battaglia di nervi e questo, per una squadra che ha un potenziale tecnico e di talento così elevata, è davvero un peccato. Nello sport non si chiede scusa per una vittoria, è vero, ma è lecito chiedersi fino a quando questa strategia del minimo indispensabile potrà pagare.

Se contro le squadre delle zone basse della classifica il talento di un paio di singoli può bastare a risolvere la partita, il discorso cambierà drasticamente quando l'asticella tornerà ad alzarsi. Perché se è vero che lo stile non va in classifica, è altrettanto vero che senza una struttura solida, quando arrivano i playoff o gli scontri diretti con le big, il solo talento rischia di trasformarsi in un’arma spuntata.

Proprio la ricerca di questa solidità passa attraverso l'infermeria. Il rientro di Ramsey, smaltito il problema alla caviglia rimediato a Tenerife e soprattutto quello di Sissoko dopo un mese e mezzo di stop è la vera notizia della settimana. Il recupero del lungo maliano ha pesato e peserà tantissimo nell'economia del gioco biancorosso, garantendo quella protezione del ferro e quella durezza sotto le plance che sono mancati come l'aria nell'ultimo periodo.

Riproduzione riservata © Il Piccolo