Il PalaRubini unisce tutti, Pallacanestro Trieste e Comune vicini all’intesa
Incontro a ranghi completi in call tra la delegazione del Municipio e il board biancorosso guidato dal nuovo presidente Hiller. Massima collaborazione per una soluzione sull’utilizzo del palazzo

Serviva un segnale, ed è arrivato. Il comunicato congiunto rilasciato dal Comune di Trieste e dalla Pallacanestro Trieste dopo l’incontro di oggi sulla futura gestione del PalaRubini conferma ciò che andiamo dicendo da tempo.
Tra le parti non solo deve esserci dialogo, ma la strada del compromesso è l’unica percorribile. Non ci sono alternative reali e l’impressione è che, in fondo, nessuno la sta nemmeno cercando.
Un tavolo affollato per il futuro del palazzetto
Attorno al tavolo si sono seduti tutti i protagonisti di questa vicenda. Per l’Amministrazione comunale c’erano l’assessore allo Sport Elisa Lodi, il direttore generale Fabio Lorenzut, il ragioniere capo Vincenzo Di Maggio e il direttore degli impianti sportivi Fabio Cipriani.
Dall'altra parte, il nuovo consiglio di amministrazione biancorosso al completo: l’azionista di maggioranza Josh Hiller, Connor Barwin e Aaron Leopold, affiancati dal gm Michael Arcieri, dall’assistant gm Daniele Cavaliero e dallo staff societario. Con loro anche Daniele Muha, presidente di Trieste Basket, a presidiare il legame con la quota locale della proprietà.
Il reciproco bisogno
Tavolo affollato e autorevole, ma soprattutto concorde su una premessa fondamentale: la Pallacanestro Trieste è un asset sportivo e culturale imprescindibile per l’intera città. Ed è proprio da questo punto fermo che si è partiti per analizzare la situazione.
L’incontro è stato cordiale e costruttivo, si sono ripercorse le opzioni già sul piatto e se ne sono aperte di nuove, con l'impegno di rivedersi a brevissimo. Ma al di là delle formule diplomatiche e dei comunicati ufficiali, c'è una realtà dei fatti chiarissima. Comune e società si cercano perché hanno un reciproco bisogno l’uno dell’altra.
Da un lato c'è il Comune. Che senso avrebbe per l’Amministrazione gestire una cattedrale nel deserto come il PalaRubini senza la sua anima naturale? Un palazzetto di quelle dimensioni vive, respira e produce valore economico e sociale solo se c’è una squadra di vertice a riempirlo ogni settimana e a far battere il cuore di migliaia di tifosi.
Dall’altro lato c’è la nuova proprietà americana guidata da Hiller. Le sue parole sono state chiare: c'è la ferma volontà di trovare un accordo sostenibile dal breve al lungo periodo per mantenere sede e attività a Trieste. Per mille motivi, la Pallacanestro Trieste non può prescindere dal PalaRubini. È la sua casa, il suo fortino, il luogo dove la passione della piazza si trasforma in fattore campo. Sradicare la squadra da lì significherebbe ridimensionare il progetto, snaturarlo e ferire la tifoseria.
Le parti si rivedranno presto per stringere i tempi e la sensazione è che la soluzione si troverà. E quando gli interessi coincidono così profondamente, l'accordo non è solo auspicabile: è un atto dovuto verso la tifoseria e l'intera città.
Riproduzione riservata © Il Piccolo









