Pallacanestro Trieste sulle montagne russe: un piede nei playoff e il cuore in gola
Vittoria al cardiopalma contro Varese: la reazione di nervi accende il Pala Rubini e scaccia l'incubo "Zenica". Mentre la squadra vede il traguardo, da Roma rimbalzano i rumors sul titolo di Cremona e il futuro societario: l'estate di Mike Arcieri è un rebus

Diciamoci la verità: dopo aver paragonato la sfida con Varese allo spareggio di Zenica, come partita del dentro o fuori (mondiali da una parte, play off dall’altra), il match di sabato scorso l’abbiamo vissuto con il cuore in gola. Proprio come i fedelissimi del Pala Rubini (ndr per il giovane telecronista di Lba Tv: a Trieste non giochiamo nel “Pala Ruffini”, tanto per mettere i puntini sulla b e non sulle f, perché se storpiate il nome di Cesarone, da queste parti potrebbero prenderla male!).
Torniamo e chiudiamo il paragone. A differenza di Zenica, stavolta ai rigori l’abbiamo vinta noi. L’ultimo tiro di Varese è finito sul palo al suono della sirena, vanificando la prodezza dell’ex Alviti che stava per mandarci all’inferno e cancellando la follia di un altro ex, Ross, che stava servendo il successo ospite su un piatto d’argento.
Ma abbiamo vinto noi, con extra sistole impazzite e sospiri di sollievo che parevano refoli. E non facciamo adesso gli schizzinosi su come l’abbiamo portata a casa. Abbiamo vinto come sa fare questa squadra, con quel pizzico di illogica follia, salendo sulle amate montagne russe, facendo dannare e poi gioire la sua fedele (e paziente) tifoseria. Abbiamo vinto come solo sa fare questo gruppo di giocatori che i coach hanno mirabilmente riacceso a tempo di record dopo la sconcertante gita in quel di Desio.
Un piede è nei play off, ma non è ancora finita. Per metterci anche l’altro servono per la certezza matematica altre due vittorie nelle cinque partite che restano, forse anche solo una, a patto che qualcuna dietro di noi perda un colpo.
Si chiedeva al pubblico di fare il sesto uomo, ma ad accenderlo stavolta è stata invece proprio la squadra, che dopo un sofferto avvio ha visto il baratro davanti a sé e reagito di nervi. Non certo con la freddezza che una lucida tattica imponeva in quel finale. Ma, lo ripetiamo: la Trieste di
quest’anno è questa. Teniamocela stretta stretta sino all’estate. Perché “del doman non v’è…”. Finite voi con la giusta rima.
A proposito, fuori dal parquet i soliti rumors lasciano irrisolti e ovviamente senza ancora risposte le domande di questo annus horribilis. Ma da Roma sussurrano che la cordata Nelson avrebbe battuto per ora almeno sul TEMPO (parola della settimana) quella di Matiasic, depositando al Consiglio Federale la richiesta ufficiale del trasferimento del titolo sportivo di Cremona (già acquisito) nella Capitale. Dovesse trasformarsi anche come una vittoria sul… campo, si aprirebbero forse nuovi scenari.
Che si fa? “Zitti e mosca” come suggerisce da Trieste il comandante in capo Mike Arcieri. Anche lui appeso a un filo, come tutta la nostra Basket City. Quanto il filo sia sottile, ce lo diranno le prossime settimane. Non troppe, perché la lista delle metropoli che sognano l’Nba potrebbe essere svelata entro l’estate.
Per adesso, buon derby! E attenti alle vostre extra-sistole.
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