Silenzi preoccupanti, Pallacanestro Trieste nella bolla e il gruppo degli italiani non può aspettare

Niente novità sull’evoluzione societaria e sul futuro biancorosso, ma il mercato delle altre squadre si muove e i giocatori non stranieri come capitan Deangeli e Candussi devono pensare a sistemarsi

Lorenzo Gatto
Il capitano della pallacanestro Trieste, Lodovico Deangeli, resta un punto di riferimento (foto Bruni),
Il capitano della pallacanestro Trieste, Lodovico Deangeli, resta un punto di riferimento (foto Bruni),

Bocce ferme. È questa l'istantanea, decisamente preoccupante, in casa Pallacanestro Trieste. Mentre il calendario corre e le rivali di Serie A pianificano, contrattano e costruiscono il proprio futuro, all'ombra di San Giusto tutto sembra drammaticamente sospeso nell'incertezza. Le domande sul tavolo sono sempre le stesse: si riparte? da dove? con chi? E soprattutto: quale sarà il budget per il prossimo campionato e chi avrà in mano il timone per gestirlo?

Ad oggi, le risposte latitano. E la piazza, giustamente, comincia a perdere la pazienza. Arrivati a questo punto della stagione, l'attesa non è più prudenza: sta diventando inaccettabile. Certo, le parole di Matiasic sono state chiare: tutto a posto, nessun allarme. Vogliamo fidarci, vogliamo credere che dietro le quinte ci sia un piano solido? Ma il basket mercato vive di tempi e la realtà dei fatti racconta un'altra storia. Trieste è oggettivamente indietro. In un mercato che quest'anno è partito a marce altissime, fatto di contatti fitti tra club e procuratori, il club giuliano assiste immobile. Manca un general manager operativo a pieno regime, manca la guida tecnica in panchina, manca - di fatto - la struttura portante della squadra.

È vero, ci sono persone importanti blindate da un accordo, come Arcieri, Ruzzier e Brown. Ma in una situazione di stallo societario, una domanda va fatta: chi garantisce oggi i loro ingaggi? Il rischio più grande, in questo momento di totale incertezza, è poi un altro: l'attesa logora soprattutto chi un contratto per la prossima stagione non ce l'ha ancora in tasca. Di questo passo, a forza di aspettare che la nebbia si diradi, Trieste rischia concretamente di veder sfumare non solo gli obiettivi di mercato, ma anche quei giocatori che rimarrebbero volentieri, ma che non possono permettersi il lusso di aspettare una programmazione che non decolla. Chi sono questi giocatori? Fari puntati naturalmente su Deangeli e Candussi che stanno vivendo da mesi nell'incertezza. Perchè se gli americani possono oggettivamente andar via a cuor leggero, loro no. Per lo zoccolo duro italiano che sente il peso della piazza, la situazione è decisamente più complessa. Gli stranieri passano, firmano altrove, cambiano continente con la valigia sempre pronta. Per chi, invece, a Trieste ha radici, o quantomeno un legame profondo con l'ambiente, l'attesa diventa logorante anche dal punto di vista umano.

Continuare a tirare la corda con chi ha dimostrato attaccamento è un rischio, neanche troppo velato, che la frustrazione prenda il sopravvento e che questi professionisti si vedano costretti a guardarsi intorno per tutelare la propria carriera. Se la società non darà una scossa immediata a questo blackout comunicativo e operativo, il rischio è di perdere parte della propria identità.

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