Il lavoro di Taccetti sulla Pallacanestro Trieste

Il coach analizza la sconfitta con Milano: «Abbiamo subito la loro fisicità a rimbalzo, ci concentreremo su questo aspetto»

Lorenzo Gatto
Il centro di Trieste Mady Sissoko (Ciamillo/Lasorte)
Il centro di Trieste Mady Sissoko (Ciamillo/Lasorte)

Il cammino della Pallacanestro Trieste in Coppa Italia si ferma ai quarti di finale. Contro la corazzata Armani Milano, tra le pieghe di una sconfitta segnata dal talento e dalla fisicità dei giocatori dell'Olimpia, coach Francesco Taccetti intravede le fondamenta su cui costruire il futuro prossimo. Nonostante l'eliminazione, il tecnico non nasconde la soddisfazione per l'approccio dei suoi. «Ho detto ai ragazzi che sono stato contento per l'attitudine messa in campo - . Sicuramente è stata una partita molto fisica dal primo minuto, loro hanno puntato su questo e noi abbiamo fatto fatica».

Il piano partita di Trieste, improntato su ritmo e transizione, ha dovuto fare i conti con un’assenza pesante, quella di Colbey Ross, rimasto ai box dopo il colpo al polpaccio subìto contro Napoli.

«Nel nostro game plan, cercare di correre e sfruttare la nostra velocità, ci è sicuramente mancato Ross. Ma bravi i ragazzi perché, anche quando la partita è sembrata chiusa, siamo riusciti a tenerla viva».

Il vero tallone d'Achille a rimbalzo, dove il dominio di Milano ha evidenziato limiti strutturali e di esperienza.

«Non è la prima volta che ci capita - confessa il coach con pragmatismo -. Abbiamo sofferto, subendo la loro fisicità e da questo punto di vista non siamo stati all’altezza. È l'aspetto su cui dobbiamo lavorare: i nostri giocatori sono ancora un po' naïf, ci facciamo spingere sotto canestro prima che parta il tiro e siamo in posizione sbagliata. Non è solo questione di aggressività, ma proprio un aspetto tecnico su cui abbiamo ampi margini di miglioramento».

Nonostante qualche passaggio a vuoto e la perdita del controllo del ritmo in alcuni frangenti, l'identità della squadra inizia a delinearsi, anche se il processo di adattamento è solo all'inizio. «Abbiamo cambiato pochissimo in questi giorni - spiega l'allenatore - l’idea è preparare un piano gara adattando l'attacco alle difese avversarie. Contro Milano volevamo correre, siamo una squadra che vuole attaccare sapendo dove andare». In questo contesto spicca la prestazione di Ramsey, sempre più faro offensivo della formazione giuliana: «Ci sta dando tantissimo, ha un talento offensivo infinito eppure ha ancora margini. Deve però aiutarci di più nella fase difensiva».

Ora per Trieste si apre una finestra di oltre due settimane senza impegni ufficiali, un periodo prezioso per ricaricare le pile, recuperare Ross («il match con Milano era troppo vicino per rischiare») e plasmare definitivamente il gruppo. Il rientro in campionato non sarà dei più semplici, con la trasferta di Reggio Emilia alle porte e l’impegno europeo di BCL a Praga contro il Nymburk. Sarà il tempo del lavoro in palestra per cercare di far sì che l'attitudine vista in Coppa Italia diventi la costante del finale di stagione.

 

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