L’ex rossoalabardato Celeghin: «Tanti investimenti sbagliati a Trieste»

Il rammarico dell’ex: «Alla Triestina ho visto due proprietà diverse che hanno investito tanto ma che hanno anche tanto sbagliato»

Guido Roberti
La gioia di Enrico Celeghin dopo un gol con la Triestina Foto Lasorte
La gioia di Enrico Celeghin dopo un gol con la Triestina Foto Lasorte

Giocatore apprezzato per le sue qualità in campo e fuori, Enrico Celeghin a Trieste è riuscito a godersi una bellissima esperienza sportiva. Arrivato a Trieste come rinforzo nell’anno della salvezza a Seregno (2023), in estate era tornato per diventare protagonista di quell’illusoria Unione 2023/2024. 40 punti all’andata, in corsa per la B. Poi il mercato risibile di Menta e l’inizio di una lenta fine.

Non semplice invece l’anno appena concluso a Trapani, retrocessione sul campo a suon di penalità per i siciliani, che promette battaglia nel calcio e con gli Sharks nella pallacanestro. Intanto i giocatori continuano ad allenarsi (atipico) fino alla scadenza del contratto del 30 giugno cui seguirà lo lo svincolo.

Celeghin, il ricordo di Trieste?

«Ho avuto la fortuna di vivere un anno e mezzo a Trieste, ci sono state due proprietà diverse che hanno investito tanto, e tanto hanno sbagliato. Fin che sono stato presente però ho avuto la fortuna di vivere belle annate, con la salvezza incredibile e poi con quel campionato in cui siamo partiti a tremila».

Dalla Sicilia alla Venezia Giulia, anche qui stagione devastante.

«Un peccato aver visto la Triestina subire penalizzazioni così importanti e vederla iniziare un campionato con un mese di ritardo. Inspiegabile come una proprietà che ha investito tanto si sia persa in certi errori».

Torniamo all’esperienza qui. Quella salvezza con Gentilini?

«Ero arrivato a gennaio, ultimi a –4 ma la società ebbe l’idea di cambiare buona parte della rosa, arrivarono uomini con valori. Il gruppo fu decisivo».

Vi sentite ancora?

«Mantengo il rapporto con tanti, anche mister Gentilini, una figura quasi paterna per alcuni di noi con i suoi modi semplici ma concreti di intendere il calcio».

In estate poi sembravano esserci le basi per costruire la B.

«Ero tornato più che volentieri, sapevo delle ambizioni della proprietà. Avevano allestito una squadra che poteva competere per i primi posti, a nomi eravamo la squadra più forte e fino a gennaio il percorso era stato importante. Potevamo giocarcela ai playoff, col cambio in panchina e di alcuni giocatori si è destabilizzato l’ambiente, scelta incomprensibile della società».

Vista da fuori l’estate scorsa in cui la società non era nemmeno in grado di organizzare un raduno?

«Il mercato bloccato, l’assenza di un ritiro e il ritardo di preparazione. La rosa poteva essere competitiva, da salvezza tranquilla se non fosse stato per la penalità. Marino ha saputo dare spensieratezza da quanto ho saputo, una figura importante con il suo staff. Tesser grandissimo allenatore, ma ha avuto tanta sfortuna».

Un ritorno a Trieste sarà possibile?

«Prima o poi sarebbe un sogno tornare alla Triestina, in categorie più importanti, almeno la B è la categoria in cui concretamente può stare la Triestina, anche se lo stadio è tra i più 10 d’Italia. Ora in D per i tifosi sarà avvilente immagino però per come conosco la gente di Trieste, se penso a come ci hanno sostenuto sempre quell’anno della salvezza, può essere una stagione che avvicinerà i tifosi. La società dovrà fare le cose per bene e dimostrare di avere un progetto».

 

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