Borello carica la Triestina: «Niente Serie D, questa piazza merita ben altro»

L'esterno 27enne spiega la scelta di scendere di categoria: «Trieste non c'entra nulla con la D, l'obiettivo è riportarla in alto»

Antonello Rodio
Andrea Borello con i compagni di squadra e il coach Fontana. Foto Lasorte
Andrea Borello con i compagni di squadra e il coach Fontana. Foto Lasorte

A Montecchio Maggiore, solo perché era appena arrivato in alabardato da un paio di giorni, Giuseppe Borello è entrato nella ripresa, ma per carriera e valore l’esterno 27enne sarà certamente un’arma fondamentale per il reparto offensivo della Triestina.

Borello, lei a parte un’esperienza in serie B e qualche minuto in A, ha giocato sempre in serie C: cosa l’ha convinta ad accettare di scendere di categoria?

«A inizio mercato non avevo certo intenzione di scendere in serie D, poi nelle ultime settimane ho avuto la fortuna di parlare col mister e mi ha convinto, anche perché Trieste è una piazza che merita altri palcoscenici e non c’entra niente con la D».

Quindi ha giocato un ruolo importante anche Fontana?

«Sì, perché ho avuto l'opportunità di giocarci contro e di apprezzare le sue idee, mi stuzzicava la sua idea di calcio. Anche perché, dopo un anno difficile, avevo bisogno di ritrovare la gioia, la passione e la voglia di giocare a calcio».

Anche in serie D Trieste ha ancora un suo fascino come piazza?

«Certo, Trieste non c'entra nulla con questa categoria, come lo stadio Rocco non c’entra neanche con la C. Quindi proveremo a lottare tutte le partite, l’obiettivo è riportare la Triestina dove merita».

Lei ha avuto annate molto positive a Cesena e Monopoli, mentre le ultime due a Benevento e Giugliano sono state meno convincenti: come mai?

«Sicuramente qualcosa avrò sbagliato io e le scelte incidono, comunque è una cosa ormai passata. Ora è importante focalizzarsi sul presente, avere obiettivi e concentrarsi su Trieste».

Sente che la Triestina può segnare il suo rilancio?

«Sì. E comunque al di là della categoria non penso di aver fatto un passo indietro. Sono contento della scelta fatta perché ho trovato un gruppo che vuole lavorare, un mister e uno staff preparati, e una società presente».

Si è già fatto un’idea se la Triestina può puntare in alto?

«Al di là del fatto che ha iniziato un po' più tardi, è una squadra che lavora tutti i giorni al massimo, spinge, sta sul pezzo, ha dei ragazzi umili. C'è tanto da migliorare, ma ci sono tutti i presupposti per far bene».

Lei è un mancino a cui piace partire da destra?

«Sì, ma mi piace giocare sia largo che venire dentro al campo. Mi piace saltare l'uomo, servire l'ultimo passaggio, dialogare con i compagni e rendermi utile per le mie caratteristiche. Posso anche giocare sottopunta, non è un problema, comunque deciderà il mister dove è meglio utilizzarmi».

Ricorda con più piacere i minuti in A o la Coppa Italia Primavera vinta col Torino?

«Sono tutti e due grandi ricordi che porterò sempre nel cuore, per me sono stati giorni indimenticabili».

E l'esperienza ungherese è stata utile?

«Sì, la consiglio a molti ragazzi che magari sono un po' prevenuti sul fatto di andare a giocare all'estero, perché è un'esperienza che ti lascia un bagaglio culturale importante, fa conoscere nuove culture, ti approccia a nuovi ambienti e a imparare la lingua».

Al Rocco ha già giocato da avversario: è vero che chi viene qui si esalta in questo stadio?

«Ci ho giocato un paio di volte con il Cesena ed è sicuramente così. Soprattutto in questa stagione troveremo avversari affamati, perché non capita ogni anno di giocare contro la Triestina in serie D, ma noi dovremo esserlo di più».

A partire da domenica, però, anche voi vorrete far valere il fattore Rocco?

«Certo, è uno stadio che appena entri ti sale una grande emozione e ti vien voglia di giocare. Quindi noi saremo privilegiati a giocarci in casa e dobbiamo sfruttarlo, portando la spinta del pubblico dalla nostra parte».

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