Mirko Gori, cuore rossoalabardato: «Tifo sempre Triestina»

L’ex centrocampista dell’Unione oggi gioca in D col Desenzano. «Tornerei anche a piedi per giocare al Rocco»

Guido Roberti
Mirko Gori nel 2022 con la maglia della Triestina (foto Lasorte)
Mirko Gori nel 2022 con la maglia della Triestina (foto Lasorte)

Se si chiedesse ad un tifoso rossoalabardato l’emozione più grande provata negli ultimi anni la risposta più frequente sarebbe il gol di Tavernelli oltre il 90’ a Seregno.

Stagione 2022-’23, la Triestina mal gestita dai tik toker. E il peggio doveva arrivare con l’era Rosenzewig.

Mirko Gori era uno dei protagonisti positivi, una salvezza clamorosa con Augusto Gentilini in panchina, un mercato di gennaio decisivo indirizzato da Pavanel e portato avanti da Romairone.

Un giocatore, il frusinate Gori oggi in D al Desenzano in corsa per salire in C, che arrivava a Trieste con 10 anni alle spalle nella sua città, in B ed in A. Arrivava a Trieste non certo per immaginarla precipitare.

Gori, che effetto fa la Triestina in D?

«Nemmeno il più grande pessimista avrebbe potuto immaginarlo. Fa male, una piazza importante che tengo nel cuore. Purtroppo il calcio è fatto anche di persone che non sanno cosa sia la passione. Il problema della Triestina è stato questo».

Lei lasciò Frosinone per venire a Trieste.

«Giocavo in B, ma accettai il progetto della Triestina: mi aveva convinto Romairone e giocando da avversario ero rimasto sempre estasiato quindi mi ero deciso a venire in una città in cui si vive bene. Non conoscevo la società ma avevo visto che prima di me avevano fatto buoni acquisti».

Tra romani ed americani a Trieste anni da mani nei capelli.

«A 33 anni ne ho viste tante. Ho vinto campionati, mi sono salvato o retrocesso, la componente fondamentale non sono i soldi ma le competenze. A Trieste con quella salvezza abbiamo fatto una cosa storica, in certi momenti di quella stagione regnava solo confusione. A gennaio avevo le valigie pronte ma decisi di rimanere, non volevo abbandonare una barca che affondava, chiesi però al direttore di togliere alcune persone che non remavano più dalla stessa parte e prendere qualcuno, come poi accadde con i vari Malomo, Celeghin, Germano, Tessiore, Masi, Piacentini eccetera».

Fece male lasciare Trieste in estate?

«L’ho subita molto anche a livello di vita, perché 6 mesi prima avevo rinunciato ad un contratto triennale con una squadra importante di C, avevo rischiato con la Triestina sperando in un progetto vero. Ho rischiato pur col rischio forte D e di perdere il contratto, ma con quel gruppo con cui ci siamo salvati si poteva fare bene».

Cosa accadde?

«Con l’arrivo degli americani feci un ritiro importante, soltanto il 18 agosto mi avevano comunicato che andavo fuori rosa. A 30 anni mi sono trovato fuori 6 mesi, emarginato: l’ho pagata a livello mentale».

Nel suo girone di D ci sono Pistoiese e Piacenza dietro a Desenzano e Lentigione. Non basta il nome e il denaro ingente per risalire.

«Ci sono tante realtà importanti in D, nel nostro girone la Pistoiese ha speso tanto e ha storia, ma serve creare il giusto mix, non è scritto da nessuna parte che se spendi soldi vinci. Hai certo più possibilità ma non è automatico. Chiaro che un giocatore se deve scegliere tra Triestina e un’altra, sceglie la Triestina».

A Desenzano gioca con Procaccio. Quanto parlate di Unione?

«Tanto, ogni volta che lui torna a Trieste mi viene di andare con lui, ho sempre tifato avanti Triestina e sono felice di trovarlo qui, assieme a Petrella l’anno scorso, avevamo qualcosa di bello da condividere. Solo chi ha giocato con la Triestina può capire l’emozione: se mi chiamassero tornerei a piedi. È una cosa che mi disse Gorgone: ed è così, veramente».

Ai tifosi?

«Purtroppo c’è gente che scherza con le emozioni dei tifosi. A loro un grosso abbraccio, sono certo che il loro sostegno non mancherà anche in D». —

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