Rossitto: «Alla Triestina calcio serve un progetto immediato»

L’ex esperto di serie D: «Disgustato da quel che è successo all’Unione, serve programmare subito e prendere i giovani migliori»

Antonello Rodio

 

Fabio Rossitto ha allenato la Triestina proprio nella prima stagione in serie D degli alabardati dopo la risalita dall’Eccellenza: era il 2013/14 e il tecnico friulano entrato in corsa portò l’Unione a una tranquilla salvezza.

Da poche settimane sulla panchina della Sanvitese, Rossitto si rammarica per la situazione della Triestina e illustra come la società alabardata dovrebbe prepararsi alla nuova categoria.

Rossitto, che effetto le fa il ritorno della Triestina in serie D?

«Devo dire che sono disgustato di come una piazza importante come Trieste, che ha tutto per fare calcio ad alto livello fra pubblico e stadio, finisce per ritrovarsi sempre in queste brutte situazioni. Non è possibile, è davvero ora di finirla. Non è la serie D in sé che fa paura, ma il fatto è che serve subito un progetto serio».

Da dove bisognerebbe partire?

«Sia che entri qualcuno, sia che lo facciano questi che ci sono adesso e che non conosco, va messa su un’organizzazione come si deve, che faccia le cose in una certa maniera e che possa portare questa società ai livelli che merita. Trovo pazzesco che siamo per l’ennesima volta a parlare di situazioni tristi».

A lei l’esperienza di Trieste cosa aveva lasciato?

«Nella sfortuna che all’epoca non c’era nemmeno una società, io ritengo di aver avuto la fortuna di lavorare a Trieste, credo che per un giocatore e per un allenatore sia troppo bello stare in questo posto incredibile, dove tutto trasuda storia e passione».

Che difficoltà presenta la serie D?

«Grandi difficoltà. Guardiamo a squadre forti come il Treviso di quest’anno, ma anche a tante altre realtà importanti o società che si stanno strutturando, come la Clodiense o lo stesso Cjarlins con Zanutta che investe».

Per vincerla cosa serve?

«Non è facile, servono organizzazione, investimenti giusti, un progetto serio e una visione precisa di dove vuoi arrivare. Adesso non si può più scherzare con Trieste: chi vuole portare avanti il discorso deve farlo in modo serio, rispettando la storia della società e di una piazza dove si è vissuto il calcio vero».

Così si riconquisterebbe una piazza ormai scettica?

«Il percorso non sarebbe comunque facile, ma se sei organizzato e hai una visione sarebbe tutto più semplice. Perché se in questa piazza si fanno le cose seriamente, ti arrivano subito migliaia di persone a seguirti. Ma ovviamente a Trieste in serie D non puoi fare una squadra che non sia forte».

La società dovrebbe iniziare a prepararsi già ora per la prossima stagione?

«Io i gestori attuali non li conosco, ma non lo insegno io che se si hanno le idee chiare bisogna partire per tempo e prepararsi già adesso. Anzi, bisogna sfruttare il vantaggio di poter programmare già da adesso, su questo non si deve sbagliare. Poi il campionato è difficile, ma il minimo è prepararlo per bene».

Il discorso dei giovani come va gestito?

«Anche lì dovresti già programmare: se sono tre in campo ce ne vogliono almeno sette, non bisogna perdere tempo e cercare i migliori. E poi fare il resto della squadra».

Intanto lei è tornato pista con la Sanvitese in Eccellenza.

«Sì, è una società di brave persone che mi hanno chiesto di dar loro una mano per la salvezza. Ho trovato un bellissimo ambiente e i ragazzi disponibili, ce la possiamo fare».

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