Triestina nella bufera dopo la sconfitta col Mestre: svaniscono le ambizioni, ora è tempo di risposte
Ritardi d'inizio stagione, campo sintetico, infortuni e contestazione: l'analisi dei fattori che frenano l'Unione ed il nodo del mercato di riparazione

«Mi ritengo un abile chirurgo di una malattia che ognuno di noi ha, la scusite acuta: ecco, io non voglio scuse, lamentele o giustificazioni». Così si era presentato Fontana a metà luglio. Il quadro dopo tre mesi e mezzo di lavoro è mutato. Quella sicurezza, viste le sentenze del campo, fa qualche crepa. Ed è normale e umano che sia così. Gli alibi, oltre a essere fastidiosi, non fanno crescere. L’analisi dei dati di fatto è invece doverosa anche se poi devono seguire le correzioni e le risposte sul campo. La sconfitta con il Mestre ha evidenziato la superiorità dei veneti. Non schiacciante ma indiscutibile, In difesa, a centrocampo e in attacco. L’Unione ha mostrato la sua discontinuità che è figlia di contingenze (infortuni, squalifiche, giocatori non al top, tattiche) ma anche delle difficoltà di sviluppo di un progetto sano ma complesso. Ciascuno ha le sue responsabilità e non solo Fontana.
L’operazione salvataggio
Ogni considerazione non può non partire dal fatto che senza l’utilizzo dello strumento della Composizione negoziata (che sta salvando dal fallimento decine di imprese non solo sportive) l’Unione non ci sarebbe più o sarebbe ripartita dalla terza categoria. A maggio-giugno, quando la gran parte dei club scelgono diesse, tecnico e giocatori (in primis gli under), la scelta peraltro avveduta di D’Aniello di utilizzare quello strumento era stata appena avviata. L’ok del Tribunale è arrivato ad agosto. Questo aspetto che comprensibilmente poco importa ai tifosi ha inciso sulla costruzione della parte sportiva.
La piazza scomoda
Il brand Triestina crea aspettative nei giocatori che sono arrivati, nelle competitor e anche nel pubblico. I tifosi vengono da delusioni a catena nel dopo Biasin con un’unica parentesi semestrale (giocata peraltro a Fontanafredda) coincisa con l’arrivo di Attilio Tesser. È inevitabile la disaffezione dei più o e che la pazienza di chi non ha mollato sia esaurita. La contestazione di domenica è la punta dell’iceberg.
Ripartenza complessa
Dietro al brand che ha un valore reale (non solo affettivo) c’è una ricostruzione partita tardi in questa stagione con un budget sostenibile, senza strutture a disposizione. Questo aspetto ha condizionato il mercato di Delli Carri, la scelta dello staff, la preparazione e anche il lavoro quotidiano. L’unica struttura messa a disposizione (con generosità e sensibilità del Muggia e del sindaco Polidori) consente di lavorare su una superficie diversa dall’erba (più o meno curata) sulla quale la squadra è chiamata a esprimersi. E anche in D succede solo alla Triestina.
Il peso delle assenze
Se si susseguono gli infortuni non traumatici è ragionevole pensare che ci sia o ci sia stato qualcosa di non adeguato nella preparazione e non solo per la superficie sulla quale si svolgono gli allenamenti. La povertà dei risultati nel contesto triestino sopra descritto ha portato a un eccesso di nervosismo e di squalifiche. A cominciare dal tecnico che dovrebbe dare l’esempio. I numeri dicono che in oltre la metà delle gare non ha giocato la coppia centrale più affidabile (Munaretto-Vona).
Gli under e gli altri
Con un settore giovanile azzerato andare a caccia di giovani a luglio-agosto è difficile perché i più promettenti sono già stati prelevati e per i pochi rimasti sul mercato le società di provenienza alzano a dismisura il quantum del prestito. Sulla loro collocazione in campo ovviamente va chiamato in causa il tecnico e talvolta le sue scelte sono state opinabili (anche l’arrivo di un portiere over). L’altra zoppia è data dall’assenza di una prima punta efficace in zona gol.
Le prospettive immediate
L’obiettivo del club di stare in alto a distanza non siderale dal primo posto è svanito. Cambiare allenatore darebbe una scossa momentanea senz’altro al popolo, forse alla squadra. È invece prioritario che tutti lavorino con semplicità per tirarsi fuori prima dalle sabbie mobili per poi intervenire a dicembre sul mercato. Non sarà facile visto il budget limitato e la posizione di classifica ma Delli Carri dovrà provarci. Ormai è il tempo delle risposte, non degli alibi.
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