La Triestina e le teste scariche: sta venendo meno l’energia mentale

All’Unione non manca l’impegno ma oltre alla qualità sta subentrando una sensazione di impotenza nel gruppo

Antonello Rodio
Uno sconsolato Daniel Okolo (foto Mariani / Lasorte)
Uno sconsolato Daniel Okolo (foto Mariani / Lasorte)

Per la gran parte delle partite della Triestina di questa stagione, dei commenti di giornalisti e addetti ai lavori, ma anche delle interviste degli stessi protagonisti, si potrebbe fare quasi un copia e incolla.

Pallino del gioco in mano, partite in larga parte dominate, drammatica sterilità offensiva e gol al passivo a ogni minimo errore difensivo: il risultato finale di tutto questo è molto spesso la sconfitta. Anzi, in trasferta è quasi sempre la sconfitta visto che per 12 volte su 15 partite lontane dal Rocco l’Unione è tornata a casa senza punti.

È successo così anche venerdì sera contro la Pergolettese, che è riuscita a fare due gol con un solo tiro in porta, visto che la prima rete gli alabardati se la sono fatta da soli. Sia chiaro che era un trend che esisteva già quando in campo c’erano Ionita, Crnigoj, Gunduz e Moretti, ma che ora si è inevitabilmente aggravato per alcuni motivi: il primo è il drastico abbassamento della qualità della squadra dopo il mercato di gennaio, l’altro è che qualcosa nella furia agonistica dell’Unione comincia comprensibilmente ad affievolirsi.

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Perché a parte le oggettive difficoltà tecniche come quelle di un attacco spuntato, c’è anche un aspetto mentale che ormai inizia ad avere un maggior peso specifico: certo, la penalizzazione all’inizio ha dato anche delle motivazioni speciali, ma col passare del tempo e con le tante sconfitte anche immeritate, sta subentrando una progressiva sensazione di impotenza che sta inevitabilmente sconfinando nella rassegnazione di fronte a quello che sembra ormai solo un triste count-down.

Sia chiaro, l’impegno dei ragazzi non è mai stato in discussione, anche a Crema la squadra ha cercato fino all’ultimo minuto del recupero di risalire la china, nessuno si tira indietro su un contrasto o se c’è da fare una corsa a perdifiato per un recupero al novantesimo. Ma sembra mancare quel filo di cattiveria in più che permette di piazzare la zampata vincente o di evitare l’errore fatale, diciamo quell’energia mentale che poi è quella che spesso fa la differenza negli episodi tanto determinanti nel calcio.

È vero che a tratti la Triestina gioca anche un bel calcio fatto di fraseggi veloci e piacevoli da vedere, ma in questo sport per vincere bisogna segnare e non subire reti e l’Unione latita proprio nelle due componenti fondamentali. Certo, giocare bene e combattere contribuisce sicuramente a mantenere la dignità e la credibilità della partecipazione della Triestina al campionato, che in fondo è il minimo che si può chiedere a questa squadra.

Però se viene a mancare anche la cattiveria fornita da un obiettivo concreto da raggiungere, si fa fatica a sopperire alle indiscutibili lacune tecniche della rosa.

Marino ha parlato di mancanza di scaltrezza nell’approfittare degli errori e delle leggerezze che anche gli avversari commettono, proprio quella caratteristica che le rivali sono brave invece a sfruttare quando gli alabardati sbagliano. Forse anche perché le avversarie lottano ancora per qualcosa di più concreto rispetto alla dignità e alla bella figura. E questo inevitabilmente a livello mentale, magari a livello inconscio, inizia a pesare.

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