La Triestina accusa difetti cronici, Marino conferma la diagnosi: «Prendiamo sempre gol su calci piazzati»
Il tecnico alabardato riconosce i limiti della squadra «ma sfido un altro gruppo a non mollare sotto di due reti»

Per i pochissimi aficionados che ancora si recano al Rocco a sostenere la Triestina, la consolazione è che almeno non si annoiano, anzi quasi sempre ormai assistono a partite divertenti e rocambolesche, a tratti grottesche (e in questo ci mette il suo contributo l’ormai infinito rito dell’FVS che gli appassionati di calcio cominciano a digerire sempre meno).
Purtroppo ultimamente l’esito finale di queste gare emozionanti è sempre negativo, ma non è che racimolando qualche punto in più ormai la situazione cambierebbe, certo almeno chi lotta sul campo avrebbe qualche soddisfazione in più.
Vedendo però la situazione dalla parte di chi la squadra la deve guidare e non può che trarre considerazioni tecniche sul proprio lavoro, ovvero mister Marino, partite come quelle di martedì sera con la Dolomiti Bellunesi finiscono inevitabilmente in commenti in chiaroscuro. Perché i difetti e i pregi di questa Unione continuano ormai a ripetersi con singolare continuità. Partendo dalle cose negative, c’è il fatto che la Triestina ha subito una caterva di reti su calcio piazzato o per veri e propri regali agli avversari.

La partita con la Dolomiti è stata un po’ la summa di tutto questo, al di là degli errori personali di Borriello che era al debutto fra i pro e ha pagato un po’ lo scotto dell’inesperienza e dell’emozione: la prima rete è arrivata infatti su corner, ed è l’ennesima che la squadra alabardata prende su situazioni di calci d’angolo. La seconda è arrivata per la palla che Borriello ha offerto come dono all’attaccante avversario, mentre la terza è arrivata su calcio di rigore. «A prescindere dall'assetto con cui giochiamo - ha detto amareggiato Marino a fine gara - questa squadra quasi mai subisce reti su azione costruita, sono tutti gol da episodi come palle inattive o seconde palle. Sono però gol che comunque subisci e che fanno male, determinando il risultato finale. Vuoi per un motivo vuoi per un altro, ci ritroviamo sempre a parlare degli stessi limiti».
Ma ci sono anche i pregi, e non sono pochi in questa situazione ormai compromessa. Tenere vive partite come quella di martedì sera, nelle quali l’avversario ci mette tutta la rabbia possibile e si gioca tantissimo mentre gli alabardati non hanno vere motivazioni concrete, è sicuramente un grande merito. Perché questa Triestina sbaglia ma non molla, commette errori ma poi reagisce di fronte a mazzate che stenderebbero un leone, come il raddoppio subito dal Cittadella. «Io cerco di vedere sempre il lato positivo anche in serate di grande amarezza - ha spiegato Marino - dopo il secondo gol penso sarebbe morto chiunque, invece noi l'abbiamo rimessa in parità. Poi mentre attaccavamo siamo finiti nuovamente sotto per un rigore molto discutibile, anche quella era stata un'ulteriore mazzata ma ci siamo guadagnati comunque la possibilità del 3-3. L'amarezza è quella, che nonostante una serie di errori avevamo rimesso in piedi la partita grazie alla qualità caratteriale di questi ragazzi che è immensa».
Adesso, per rendere fino in fondo l’onore delle armi a questa truppa alabardata che si è trovata a vivere questa stagione surreale, serve però un passo in più. Al Rocco la Triestina in qualche modo si guadagna sempre la pagnotta, come si suol dire, ora però deve dare qualche segnale anche in trasferta. Perché sotto quell’aspetto lo score stagionale è davvero pessimo, con o senza penalizzazione.
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