La Triestina calcio e il rammarico salvezza

L’Unione ha deciso di vendere i suoi pezzi pregiati ma le chance di andare ai play-out sarebbero state alte

Antonello Rodio
Il centrocampista rossoalabardato Christian D’Urso in azione contro la Pro Patria (foto Mariani - Lasorte)
Il centrocampista rossoalabardato Christian D’Urso in azione contro la Pro Patria (foto Mariani - Lasorte)

Alla luce di quanto sta accadendo nel girone A, il rammarico per non aver creduto veramente alla salvezza dell’Unione sta diventando gigantesco.

Ovviamente stiamo parlando della società, non certo di squadra e staff, che dalla prima giornata con Giuseppe Marino e poi con Attilio Tesser hanno invece sempre dimostrato di provarci veramente, anzi non hanno ancora smesso di farlo. A mettersi di traverso alla volontà della Triestina sul campo c’è stata una buona dose di sfortuna, sommata agli infortuni e a una serie di episodi arbitrali molto discutibili.

Ma a ostacolare il cammino c’è stato anche il mancato intervento della società, che dapprima non è intervenuta in autunno per sopperire alle carenze dell’organico con uno o due attaccanti, e che poi in questa sessione di gennaio ha data già per persa la battaglia dando il via libera all’addio dei big (pienamente legittimo e comprensibile sul piano economico, stante la situazione delle casse).

Una stagione da 10° posto

Ma perché parliamo di rammarico gigantesco? Perché alla prova dei fatti, probabilmente non sarebbe servita nessuna impresa leggendaria per acciuffare i play-out, nessun miracolo. Certo fare i conti ogni giorno con la mazzata psicologica di dover fare una super rimonta pesa, questo è indubbio e si è visto, ma in realtà per agguantare gli spareggi sarebbe bastato fare circa 53 punti, una quota che senza le penalizzazioni sarebbe appena sufficiente a entrare nei play-off, un campionato insomma da decimo posto.

Quota abbassata

La quota play-out si è drasticamente abbassata perché ci sono tre formazioni che stanno andando molto piano.

C’è innanzitutto la Pro Patria, ancora inchiodata a 12 punti: se proseguissero con questa media, i bustocchi chiuderebbero il campionato ad appena 22 punti, un punteggio ampiamente alla portata di una Triestina con un organico un attimino più completo. Sentiamo già l’obiezione: non basta superare la Pro Patria, bisogna arrivare a meno di 8 punti di distacco dalla quintultima.

Tutto vero, in effetti le quintultime viaggiano a discreto ritmo e finirebbero a 41 punti se continuassero così. Ma per aggirare il problema la Triestina avrebbe avuto un’altra possibilità data proprio dallo scarso ritmo di altre squadre.

Play-out a quota 30

La Pergolettese che è terzultima a 15 punti è poco sopra la Pro Patria e con questo trend chiuderebbe a 27 punti. Finendo terzultimi, per accedere ai play-out bisognerebbe guardare quindi alla quartultima per il distacco da contenere entro 8 punti. Ebbene qui c’è la Virtus Verona, anch’essa in grave crisi, che ha 18 punti e con questo ritmo finirebbe a 33. Insomma l’agghiacciante verità è che se non ci saranno accelerazioni improvvise in coda, basterebbero 28-30 punti per accedere ai play-out: una quota che consentirebbe di arrivare terzultimi e contenere il distacco dalla quartultima. In sostanza la Triestina doveva fare in totale 53 punti. Con questa situazione di classifica, perfino adesso i play-out non sarebbero impossibili: bisognerebbe tenere una media di 1,88 punti a partita. Peccato però che Ionita e Crnigoj se ne sono andati. E presto toccherà a qualcun altro. —

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