Princi: non pensiamo al vantaggio

«Nonostante lo stop cercherò di dare consigli ai compagni. L’espulsione non l’ho capita»
Di Antonello Rodio
Lasorte Trieste 05/11/10 - Triestina Atalanta, Princivalli
Lasorte Trieste 05/11/10 - Triestina Atalanta, Princivalli

TRIESTE. Non saranno due domeniche facili per Nicola Princivalli: proprio lui, triestino doc e colonna portante della squadra per tutta la stagione, causa le due giornate di squalifica dovrà fare da spettatore nelle sfide più importanti, i play-out con il Latina.

Princivalli, come sta vivendo una situazione del genere? «È molto difficile. Abbiamo avuto un’annata dura e particolare, nella quale si è cercato di tirare avanti tra mille difficoltà: mancare proprio nel momento cruciale è brutto e assurdo. Il senso di impotenza è forte, anche se io e gli altri che resteranno fuori cercheremo di aiutare chi andrà in campo».

In che modo?

«Mettendoci a disposizione della squadra e del mister. Domenica ad esempio ci sarà una difesa che non ha mai giocato assieme, pertanto è importante in questi giorni lavorare con loro e metterli nelle condizioni migliori per fare bene».

Lei ha giocato tanti di questi spareggi: che consigli può dare ai più giovani?

«Sicuramente cercherò di spiegare a chi ha meno esperienza come gestire una partita del genere. Di play-out o play-off ne ho giocati tantissimi, praticamente sempre a parte due o tre stagioni, quindi so cosa significa giocarli, sia partendo da avvantaggiati che da svantaggiati».

Cosa le hanno insegnato tante partite di questo tipo?

«Innanzitutto non bisogna esaltarsi troppo se le cose vanno bene nella prima trasferta, come del resto non bisogna abbattersi durante l’andata se qualcosa va storto, perché c’è un ritorno e tutto va calcolato nell’ottica dei 180 minuti. Di certo non conta assolutamente niente tutto quanto fatto finora, conta piuttosto come si arriva a queste due partite».

Come va gestito il vantaggio dell’essere salvi a parità di gol nelle due partite?

«Questo è un vantaggio innegabile e io preferisco sempre averlo, anche se l’ultima volta non è andata bene. Però attenzione, perché non bisogna giocare su questo, non esiste andare in campo pensando di fare due pareggi, non bisogna partire con quest’idea».

Crede ancora nella salvezza?

«Penso che le possibilità di farcela ci sono e chi giocherà non farà rimpiangere chi mancherà. Purtroppo i play-out sono il degno epilogo di un’annata che non è stata normale, cosa che ormai ci si dimentica, anche se questa non è una giustificazione per quanto abbiamo fatto. Piuttosto sono demoralizzato da chi ci dà per spacciati prima ancora di giocare. Questo non lo farei proprio».

Ritornando all’espulsione di Prato, cos’è successo con l’arbitro?

«Me ne chiedo ancora il motivo, è stato tutto strano. Di espulsioni quest’anno ne ho prese troppe, ma questa è stata davvero assurda, basta vedere la mia reazione di sorpresa. E pensare che nell’intervallo ero io il più calmo che raccomandava tranquillità agli altri. Comunque, non ho detto nulla contro l’arbitro: mi sembrava di aver subito un fallo e ho detto fra me e me se ne fischierà almeno uno per noi. Era una reazione di sconforto per tutto quello che stava accadendo, nemmeno rivolta a lui. Ma è tutto l’anno che gli arbitri hanno questi atteggiamenti».

In che senso?

«Sono stati in generale una delusione: rispetto alla serie B, ho notato che in Lega Pro si credono bravi solo se si ergono a protagonisti. A prescindere se sono bravi o scarsi, vogliono avere questo ruolo, come del resto dimostra anche la squalifica di Godeas».

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