Balotelli: «In azzurro ho l’occasione della vita»

FIRENZE. «L’Europeo è l’occasione della mia vita». Mario Balotelli dà ragione al suo ct: l’azzurro per zittire tutte le cattiverie sul suo conto «e ne ho sentite in Inghilterra, soprattutto le hanno sentite i miei genitori»; per dimostrare «a chi sostiene che devo crescere di testa che non è vero, sono stufo di sentirmelo dire, se devo crescere è tatticamente e tecnicamente».
Per riscattare una stagione culminata col titolo in Premier ma che lui giudica per se stesso «sufficiente: ho avuto alti e bassi, ho commesso errori come nel match con l’Arsenal, per fortuna Mancini mi ha dato un’altra opportunità».
L’azzurro per far vedere che può esser davvero l’Italia di Balotelli&Cassano: «Questo lo scrivono i giornali ma noi due non siamo i più forti, siamo i più chiacchierati - sorride -. Di certo andiamo molto d’accordo in campo e fuori forse perchè siamo simili». L’azzurro per ribadire, anche se la telenovela prevedibilmente durerà fino all’ultimo giorno di mercato, che il Milan non è in cima adesso ai suoi pensieri: «Io sono del City e voglio rimanere lì, non è un trucchetto di Raiola, io resto lì. Io a Milan e Thiago Silva al City? Se lui verrà da noi saremo più forti».
Benvenuti al Mario Balotelli show. Quella andata in scena oggi nell’Aula Magna di Coverciano è stata la seconda conferenza stampa da quando il giovane attaccante veste l’azzurro. «Prandelli come Mancini - spiega - mi ha dato molta fiducia, mi ha aspettato e non vedo l’ora di ripagarlo, ho parlato con il ct, non serve che sia lui a dirmi che non posso sbagliare. Sono pronto e spero di fare meglio rispetto al City, le responsabilità non mi sono mai pesate, anzi sono felice di averle. Mai temuto di perdere la Nazionale perché con Prandelli sono sempre stato in contatto. Agli Europei non lascerò mai la squadra in 10». Sotto la cresta gialla che caratterizza il suo attuale look si scioglie quando parla di Cassano: «Quando stava male mi sono preoccupato tanto per lui ma gli ho sempre detto che ce l’avrebbe fatta, scherzando gli dicevo che se non fosse andato agli Europei sarei rimasto a casa pure io. Antonio è un fenomeno, giocare al suo fianco è facile».
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