Princivalli: non siamo noi i colpevoli del fallimento

TRIESTE. «L’operazione salvataggio societario è stata compromessa anche dall’ostinazione dei giocatori, precisamente nove, a non voler garantire la liberazione della società da costi insostenibili in quarta serie».
Le parole, pesanti come un macigno, sono quelle dell’assessore Edera nella conferenza stampa di giovedì. La risposta non si è fatta attendere: arriva da Nicola Princivalli, sentitosi per l’ennesima volta tirato in ballo, assieme ai suoi compagni, come responsabile del fallimento della Triestina.
Princivalli, ma allora la colpa del fallimento è in gran parte vostra?
Una premessa: ma quando un’azienda fallisce è colpa dei dipendenti che non si licenziano? Questa non l’ho mai sentita. Ma si sa, nel calcio è sempre tutta colpa dei calciatori.
E nel vostro caso come sono andate le cose?
Esiste una lettera firmata da tutti e 9 i giocatori, datata il giorno dopo la retrocessione, nella quale ci impegniamo a trattare con chiunque abbia intenzione di acquisire la Triestina.
E da quel momento cos’è successo?
Che da quel giorno non ci ha più chiamato nessuno. In seguito, mentre le aste andavano deserte, ci siamo reincontrati con Turazza, che ci ha chiesto se eravamo disposti a rescindere.
E voi?
Tutti gli abbiamo ripetuto che se c’era qualcuno davvero interessato, poteva venirci a parlare. Un giocatore mi ha detto che era pronto a rescindere subito, ma solo se qualcuno comprava la società. Ma a fronte di questa nostra completa disponibilità a ridiscutere i contratti in ogni momento della trattativa, non c’è mai stata una controparte con cui trattare.
E allora perché queste accuse dei politici nei vostri confronti?
È meglio che Cosolini ed Edera stiano zitti perché ci siamo stufati per passare come i colpevoli. Noi siamo colpevoli della retrocessione, ma non del fallimento. Loro non sono riusciti a salvare la Triestina e a trovare a chi venderla, hanno paura della reazione della gente ma non scarichino le colpe su di noi. È troppo comodo.
In che senso?
Perché si sa che prendendosela con i giocatori si va sempre sul sicuro, soprattutto se sono retrocessi e se ormai sono lontani. Ma io vivo qui a Trieste, non devono permettersi di dire certe cose. Mi è già arrivata una lettera con qualche minaccia, ovviamente non firmata. E poi se la prendono proprio con noi che abbiamo perso un sacco di soldi: per quanto mi riguarda, da quello che dovevo prendere tre anni fa, la percentuale di soldi non percepiti è pazzesca.
Ma voi giocatori che colpe vi date?
Quelle della retrocessione, perché noi abbiamo fallito sul campo. Ma per il fallimento societario non c’entriamo. Se qualcuno ci avesse fatto davvero proposte e noi non le avremmo accettate, allora era giusto attaccarci. Ma non è stato così.
Chi doveva salvare la Triestina?
Chi di competenza: gli imprenditori, il tribunale, il Comune di Trieste. Ed è fallita per colpa di Fantinel, Aletti e di chi doveva occuparsene e non l’ha fatto. E a proposito di politici e Aletti, c’è altro da dire. Cosolini ed Edera riguardino cosa hanno fatto con Aletti: lo abbracciavano, dicevano che aveva idee incredibili, che lo avrebbero aiutato. Io Aletti non l’ho mai abbracciato perché ho capito dove si andava a parare. E quando dallo spogliatoio avvertivamo che avevamo bruttissimi presentimenti, non siamo mai stati ascoltati.
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