Donati sul fenomeno doping: «Sport schiavo dell’apparenza»

TRIESTE. Un cancro diffuso ovunque nello sport, e nella società, che rischia di espandersi sempre di più «perché serve la prestazione a tutti i costi, il record assoluto, la vittoria su qualsiasi avversario, eventi di cui le televisioni hanno quotidianamente bisogno, per soddisfare un pubblico sempre più esigente». Alessandro Donati, maestro dello sport del Coni, ha presentato a Trieste il suo libro “Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte” (edizioni GruppoAbele), in un appuntamento organizzato dal circolo “Che Guevara”, rappresentato da Riccardo Devescovi, con la partecipazione di Franco Del Campo. «Non ho problemi a raccontare la verità – ha spiegato Donati – perché dei fatti citati sono stato testimone diretto e indiretto e posso fare nomi e cognomi». Tanto per cominciare quello del professor Conconi, per proseguire con Eufemiano Fuentes, detto “dottor doping” e continuare con Mario Cipollini, Ivan Basso, Alex Schwarzer, la Juventus dei tempi del dottor Agricola. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. «La lotta al doping vede contrapporsi ciò che è e ciò che appare. Lo sport si presta perche è spettacolare. La televisione esalta la prestazione, ma non accende i fari sulla preparazione, sull'allenamento perché è nel momento in cui si vince, si taglia il traguardo, che si opera la finzione. Ci sono due anime: quella della sostanza e quella dell'apparenza. L'atleta sente la pressione della prestazione da ottenere a tutti i costi e in quel momento è piu fragile, vulnerabile al doping, soprattutto quando è giovane perché l’alternativa è smarrirsi nell’anonimato di chi non vince. Il libro è uscito da 90 giorni e consta di piu di 300 domande ma le risposte finora non ci sono state».
Per guardare al futuro con un minimo di ottimismo, Donati ha indicato nella «creazione di una federazione sportiva separata per i bambini» una delle vie da seguire. «Finché si diffonderà l’abitudine al doping fra i più piccoli non ne usciremo».
Ugo Salvini
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