Cosolini: «Farò il possibile perché lo sport non chiuda»

«In questo momento ci sono altre priorità. Non lascio soli i soci del basket ma non ci si può tirare indietro dopo un anno. Zamparini è un valore per l’Unione»
Di Ciro Esposito
Foto BRUNI TRieste 06.10.12 Basket Acegas-incontro con il sindaco Cosolini e brindisi al bar Roma4
Foto BRUNI TRieste 06.10.12 Basket Acegas-incontro con il sindaco Cosolini e brindisi al bar Roma4

TRIESTE. «Al sindaco si chiede tutto e questo è positivo perché significa che c’è un forte legame tra il primo cittadino e la comunità. Ma il sindaco non può fare tutto. Può esercitare sulle forze economiche una moral suasion ma in tempi di magra come questi io ho delle priorità: salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro possibile, presentare un programma di sussidi per chi non ce la fa e nello sport cercare di sostenere l’attività giovanile».

Nel mezzo dell’annus horribilis della recessione (e quasi a fine stagione sportiva) il sindaco Roberto Cosolini deve destreggiarsi tra le emergenze che toccano (e in modo pesante) anche il pianeta sportivo. La Triestina è stata la prima vittima un anno or sono (anche grazie alla scellerata gestione Fantinel). Ora rischia anche la Pallacanestro Trieste. Ma le due società più titolate (anche se l’Unione è in Eccellenza) sono soltanto la parte più visibile del disagio. La Pallamano Trieste, nonostante la gestione esemplare, rischia di perdere almeno una parte delle sue sponsorizzazioni, le società del calcio dilettanti sono in difficoltà e hanno i campi in sintetico ormai usurati.

Cosolini fra qualche settimana i soci della Pallacanestro Trieste minacciano di portarle le chiavi della squadra. Cosa intende fare?

«Intanto portare le chiavi di una società privata, per quanto abbia una valenza sociale, non è la stessa cosa di chi mi dovesse portare le chiavi di un asilo, di una scuola o di un ospedale. Detto questo farò tutto il possibile affinché i soci non portino in Municipio le famose chiavi».

Ma come intende scongiurare il rischio azzeramento di una società che da mesi è agonizzante?

«In primo luogo sentirò già la prossima settimana ciascuno dei soci. Certo sono entrati in questa avventura più con la passione che con le risorse finanziarie ma il progetto non può finire dopo un anno. Ho pagato personalmente a caro prezzo nel 2004 la decisione di andare avanti a tutti i costi e quindi per proseguire ci devono essere le condizioni di sostenibilità finanziaria. Ma cerco di dimenticare un passato che mi fa ancora molto male».

Ma i soci stanno “gridando” perché si sentono abbandonati.

«Nel corso della stagione sono intervenuto due volte attraverso Acegas per garantire l’equilibrio economico».

Secondo lei la fase di transizione verso il disimpegno di Acegas non ha creato un’empasse gestionale?

«L’operazione Hera non c’entra perché semplicementente l’uscita di scena di Acegas risolve un’anomalia. Ricordo che la multiutility ha messo sul tavolo risorse degne di una sponsorizzazione in serie A1. Risorse che in parte avrebbero potuto essere destinate alla cultura».

E allora?

«Bisogna che la società vada avanti percorrendo altre strade. I soci della Pallacanestro Trieste, come peraltro quelli della Triestina, hanno il grande merito di essersi impegnati in una città che non brilla quanto a voglia di esporsi. Ma ora serve una guida che si occupi a tempo pieno di tutti gli aspetti non solo quelli relativi all’attività sportiva ma anche dei rapporti con la piazza, con eventuali investitori e con l’opinione pubblica».

Per il momento la dirigenza sta cercando di alleggerirsi dei contratti dei giocatori. È il segno della fine?

«Credo sia soltanto un messaggio per catalizzare l’attenzione sulle difficoltà di allestire un progetto. Mi sembra assurdo che chi è entrato un anno fa adesso voglia sbaraccare».

Insomma serve un salto di qualità sul piano organizzativo ma poi dove si trovano le risorse?

«La mia moral suasion si scontra con una realtà economica in difficoltà e peraltro orfana di quelle medie imprese che in tutta Italia tradizionalmente investono nello sport. Ma i dati statistici indicano Trieste come una città che ha ancora una ricchezza importante nonostante moltissimi cittadini siano in difficoltà».

Finora però storicamente i grandi investitori sono arrivati da fuori.

«È vero. L’ultimo proprietario della Triestina tra i professionisti risale a trent’anni fa, mentre Stefanel è stato l’ultimo patròn del basket. Ora si tratta di creare qui le condizioni per trovare qualche investitore “straniero”».

Si riferisce a Zamparini e a Brugnaro?

«Con Zamparini il discorso è avviato e credo che possa intensificarsi nei prossimi mesi e anni. Brugnaro ha un interesse ma per il momento ha espresso la volontà di limitare l’intervento a una partecipazione che possa far scattare una sinergia sportiva di recproca utilità. Non vedo un suo intervento risolutivo nell’immediato».

Ma lei non si sente in questo momento una sorta di “proprietario morale” della squadra di basket?

«La pallacanestro Trieste è una società di capitali che è stata gestita in autonomia. Alcune scelte, come per esempio quella di allontanare il diesse Bocchini, non le ho condivise ma la mia opinione me la sono tenuta per me».

È vero che nei giorni scorsi ha incontrato l’ex gm di Milano Toni Cappellari?

«Toni è un amico e ci siamo sentiti».

Cappellari si occupa di gestione degli impianti. Pensa che il Comune può dare in gestione il Palazzo?

«È una strada che vogliamo percorrere. L’impianto è moderno e può essere utilizzato tutto l’anno. Adesso ci costa oltre 500 mila euro. Entro l’anno cercherò un soggetto al quale affidare una concessione pluriennale».

E il Rocco?

«È una questione molto più complicata anche perché lo stadio non può essere utilizzato per più di tre-quattro eventi l’anno. Però è vero che, oltre alla passione per lo sport dei triestini, quello degli impianti è uno dei patrimoni che dobbiamo cercare di valorizzare».

I tifosi del basket si stanno mobilitando. Li incontrerà?

«Mi hanno scritto una lettera e ho già fissato un appuntamento per martedì».

Se le due realtà maggiori non se la passano bene anche lo sport di base fa fatica. C’è una grande realtà come la pallamano che boccheggia così come anche altre società dilettantistiche. Il sindaco intende fare qualcosa?

«La Pallamano Trieste è un esempio di passione e competenza. In più non è una società abituata a strillare. La sua attività giovanile è straordinaria. Non la lasceremo sola. Con i dilettanti di calcio ci siamo già trovati con l’assessore D’Agostino, e abbiamo aperto un tavolo per trovare delle soluzioni di reciproco interesse sulla gestione degli impianti».

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