Bargnani prepara la Nba a Trieste

Il "Mago" promuove gli azzurri: "Giovani interessanti"
Foto Bruni 15.07.14 Basket Nazionale:a Trieste in via Locchi-Bargnani
Foto Bruni 15.07.14 Basket Nazionale:a Trieste in via Locchi-Bargnani

TRIESTE Il “Mago” ha voglia di ricominciare. Andrea Bargnani, salutati i compagni di Nazionale partiti per il torneo di Sarajevo, continua a sgobbare agli ordini del preparatore azzurro Francesco Cuzzolin in solitudine nella palestra di via Locchi. Un infortunio al gomito sinistro lo ha obbligato a saltare parte della stagione Nba
Quando sarà pronto?
Vorrei essere a posto per l’inizio della stagione “pro”. Stiamo rispettando i tempi della tabella di marcia, l’importante è non voler forzare.
L’infortunio ha condizionato un’annata che doveva essere estremamente importante, dopo il passaggio dai Toronto Raptors ai New York Knicks.
Toronto è una bella città, ho trovato un ottimo ambiente e ho trascorso sette anni che ricorderò sempre con affetto. New York è....New York, una delle più belle città al mondo, una realtà unica.
I Knicks non vincono l’anello da tempo immemorabile. Giocatori e allenatori sono sottoposti a una forte pressione.
Inevitabile, in una città così importante. La pressione e le eventuali critiche bisogna aspettarsele e conviverci, senza farsi travolgere. Sono un giocatore Nba e so cosa comporta: se dovessi subirlo, allora dovrei fare un altro mestiere. Inoltre è anche vero che per un giocatore è sicuramente stimolante giocare in una piazza simile...
Siete in quattro italiani a giocare nella Nba: Bargnani appunto, Gallinari, Belinelli (che ha vinto il titolo con i San Antonio Spurs), Datome. Vi tenete in contatto durante la stagione o i rapporti sono limitati ai confronti diretti, da semplice avversario?
L’amicizia c’è e ci sentiamo sempre volentieri. Il problema è quando e quante volte possiamo farlo. Il calendario ci obbliga a continui spostamenti e quando due vivono alle parti estreme degli Usa naturalmente tutto diventa più complicato.
Alessandro Gentile è stato scelto nell’ultimo draft. Si è immediatamente scatenato il dibattito: meglio andare subito tra i “pro” o, come ad esempio consiglia Tanjevic, aspettare e maturare per altri due anni in Europa?
L’unico consiglio che posso dargli è di ascoltare tutti e poi di decidere con calma. Il mio caso, ad esempio, era diverso: sono stato scelto come n.1 al primo giro e andare negli Usa a quel punto era inevitabile. Lui è una seconda scelta, può decidere con minori pressioni.
Intanto torna ad arricchire la colonia italiana nella Nba Ettore Messina. Nello staff tecnico degli Spurs ritroverà Ginobili e Belinelli, allenati in Italia, coach Popovich è suo amico. Si sentirà quasi a casa.
Messina per me è uno dei migliori allenatori in circolazione. Uno bravo come lui si troverebbe a casa ovunque, basta che ci sia una squadra di basket. Naturale che a San Antonio possa fare bene.
Gli appassionati italiani hanno un sogno: che bello se, una volta almeno, la Nazionale potesse presentare tutti insieme i quattro Nba e i pezzi pregiati del campionato...
Certo, sarebbe bello. Ma non è semplice. Il campionato “pro” ha i suoi ritmi e le sue esigenze e come non bastasse in ogni estate è successo che qualcuno di noi venisse fermato da infortuni. E in quel caso saltano tutti i programmi.
Da spettatore forzato, che giudizio dà della giovane Nazionale di Pianigiani che si sta allenando a Trieste?
Ci sono tanti giovani interessanti, li sto seguendo con simpatia, mi sembra che ci sia il materiale umano e tecnico per poter far bene.
Il movimento del basket italiano, tuttavia, non sta attraversando anni facili. Abbiamo visto sparire la Benetton Treviso (con cui Bargnani ha vinto uno scudetto nella stagione 2005-06, ndr), Siena deve ripartire dalla Dnb, la stessa Virtus Bologna ha vissuto giorni migliori...
I soldi sono sempre meno. Tempi di congiuntura sfavorevole. Ma c’è anche dell’altro. Per il basket è sempre più difficile riuscire a ottenere visibilità: è quasi sparito dai palinsesti tv, sui giornali il campionato è ridotto a trafiletti. Da questo punto di vista è positivo che Milano abbia vinto lo scudetto. Quando ad affermarsi è una metropoli si accendono i riflettori, si riempiono gli impianti, si crea entusiasmo. Una spinta che può fare solo bene.
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