Totò De Falco: «Nell’anno del centenario da Trieste mi aspetto la cittadinanza onoraria»

Quella di domenica per l’ex bomber sarà una giornata speciale: incontrerà i tifosi alabardati e vecchi amici in Romagna in occasione della partita con il Santarcangelo. «L’Alabarda vale i play-off»

TRIESTE. Totò De Falco e la Triestina: un legame indissolubile, un rapporto d’amore che si rinnoverà anche domenica a Santarcangelo, quando l’ex bomber, che abita nelle vicinanze, sarà sugli spalti a vivere la partita assieme ai tifosi alabardati. Insomma, dopo aver fatto per la Triestina il calciatore (82 gol in sette stagioni negli anni Ottanta), il direttore sportivo, il direttore generale, l’allenatore e perfino il presidente, adesso De Falco farà anche il tifoso. Ma tifoso dell’Unione, in fondo, lo è sempre stato. Ora è responsabile del settore giovanile della Savignanese (Eccellenza).

De Falco, una domenica in mezzo ai tifosi alabardati a vedere la Triestina: che effetto le fa?

«Li vedo con piacere, gliel’avevo promesso. Del resto la Triestina gioca a 20 minuti da casa mia e il club che viene porta il mio nome, per tutti sarà una giornata un po’ diversa. Rivedrò tanti amici, anche chi non è del club.

L’ennesimo capitolo di una lunga storia d’amore con Trieste.

«Io ho vinto anche da tante altre parti, ma per me Trieste è Trieste. Ho fatto bene in altre squadre, ma il rapporto che mi lega a questa città va oltre, è qualcosa di inossidabile, perché io mi sento triestino in tutto e per tutto. E per tutta Italia sono De Falco della Triestina. Del resto a Trieste non ci ho passato solo gli anni da calciatore, i migliori della mia vita, ma per l’Unione negli anni ho fatto scelte da vera bandiera, che sono andate spesso contro la mia carriera».

Nella Triestina ha fatto proprio di tutto, ricoprendo qualsiasi ruolo. Le manca ancora qualcosa?

«Niente, a meno che non mi metta a fare il magazziniere. O chissà, avessi vissuto a Trieste avrei provato anche a fare il sindaco. A parte tutto, però, una cosa me la aspetto veramente».

Quale?

«Nell’anno del centenario della Triestina, credo di meritare la cittadinanza onoraria: è una cosa che mi farebbe piacere visto che porto sempre il nome di Trieste in giro per l’Italia e faccio un po’ da ambasciatore. Non tutti sanno quanto è bella la città, ma a tutte le serate di sport in cui vengo invitato, la prima cosa che faccio è far conoscere Trieste».

Fra l’altro, non aveva sempre detto che un giorno sarebbe ritornato?

«Ma ormai gli anni passano. Io se potessi vivrei a Trieste, ma con gli anni è difficile che la famiglia si muova. Ma ho comunque sempre un legame con la Triestina e un grande rapporto con Milanese e con D’Aniello, ci sentiamo di continuo: anzi, se posso dò anche una mano, magari dando un’occhiata a qualche avversaria delle mie parti. Se poi un giorno Mauro mi vorrà far fare, che ne so, ambasciatore della Triestina nel mondo, mi farà piacere».

Cosa manca a questa Triestina per il salto di qualità? «Seguo tutta la serie C fra tv e partite dal vivo. A mio parere alla Triestina manca soprattutto in casa un giocatore che sblocchi le partite da 0-0, un uomo che possa risolvere quegli incontri con un episodio, una mezza mischia, una respinta».

Insomma manca un giocatore alla De Falco?

«Sarebbe troppo facile dirlo. Diciamo un uomo che in questo momento la Triestina non ha. L’unico un po’ è Petrella che però in quest’ultimo periodo era assente. Gli altri non hanno questa giocata, perché Arma fa un certo tipo di lavoro ed è uno da servire con cross e palle alte. Ma sia chiaro che l’attacco della Triestina mi piace molto. Come tutta la squadra. Che fa belle cose, combatte, se la gioca con tutti: sicuramente una squadra da play-off, poi a quel punto vedremo cosa può succedere. E poi non bisogna dimenticare da dove è partita».

In che senso?

«Ricordiamoci in che paesini giocava fino a qualche tempo fa. Adesso la Triestina sta facendo il campionato che doveva fare: va dato atto a Milanese e Biasin di aver fatto grandi cose e notevoli spese. Poi tutti vorrebbero subito vincere, perché in queste piazze fai fatica a dire che i traguardi sono altri, ma l’Unione sta facendo quello che ci si aspettava. E tra l’altro con due rinforzi come Lambrughi e Coletti la squadra è ancora più solida».

I valori di questo girone?

«Per me la più forte è la Reggiana. Il Padova ha giocatori di categoria superiore e un vantaggio che ormai può gestire agevolmente, le altre sono tutte livellate a parte la Reggiana che soprattutto davanti ha giocatori super».

Che Santarcangelo troverà la Triestina?

«È una squadra che a gennaio ha cambiato moltissimo e inoltre lo stesso allenatore è uno che cambia molto, l’ho già visto impiegare cinque moduli diversi, non sai mai come gioca. Una squadra tosta, non sarà una partita semplice. Sono squadre rifatte e in continua evoluzione, adesso la classifica lascia il tempo che trova. Ma la Triestina lo sa che sarà una partita difficile contro una squadra rognosa e grintosa che fisicamente sta bene».

E Princivalli come allenatore come lo vede?

«Premetto una cosa: la libidine è una brutta bestia, e mi spiego, perché l’ho provata io stesso a Cesena. Spesso ti senti in grado di fare grandi cose, ma per certi ruoli serve tempo e un percorso lungo. Detto questo, io Nicola lo capisco benissimo: era il suo sogno fare l’allenatore, ora può farlo non solo in serie C, ma nella sua città e con una squadra blasonata come la Triestina. Lo vedo molto preso, anche troppo. Del resto lui, come Milanese, come me, non siamo semplici addetti ai lavori, ma per la Triestina abbiamo qualcosa dentro di diverso dagli altri. E questo porta anche a fare errori di valutazione per troppo amore, che magari altri più distaccati non fanno».

Ma vuol dire che Milanese ha fatto male ad affidargli la panchina?

«Assolutamente no. Milanese in quella situazione ha fatto benissimo, perché ha dato la squadra in mano a un ragazzo che è già dentro l’ambiente, conosce già bene tutti e i vari meccanismi. Al di là di come andrà, ha fatto bene, non aveva senso in questo momento prendere altri giusto per prendere. E poi Princivalli dà una precisa garanzia». Quale?

«Che ci mette il cuore. Su questo non c’è nessun dubbio, ed è già tanto in queste categorie. Per lui poi è un’esperienza e una grande occasione. Già da giocatore Nicola aveva precise idee di calcio, ha avuto ottimi allenatori, una discreta carriera. Solo che ripeto, per certe cose ci vuole tempo, anche per sbagliare con calma, perché l’esperienza conta».

Intanto il Rocco è tornato a riempirsi.

«Mi piacerebbe però vedere a ogni partita lo stadio come con il Vicenza. Certo, il pubblico lo conquisti con il gioco e soprattutto con i giocatori che entusiasmano, un po’ quello che siamo stati io e Ascagni all’epoca, giocatori che trascinano il pubblico allo stadio. La società merita dal pubblico tutta la fiducia possibile, perché ha parlato con i fatti. Diamole fiducia e entro qualche tempo la Triestina sarà di nuovo dove tutti speriamo».
 

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