Sigillo della città a Totò De Falco, bomber storico della Triestina: «Certifica un grande rapporto d’amore»

TRIESTE Arriva il De Falco Day. Il bomber principe della storia della Triestina si prepara a ricevere domani il sigillo trecentesco dal Comune di Trieste: per Totò l’ennesimo bagno di amore da parte dei tifosi alabardati, che lo hanno amato prima come cannoniere, e poi come uomo-Triestina in vari ruoli.
De Falco, che effetto le fa sapere che riceverà il sigillo trecentesco del Comune?
Dire che mi fa piacere è limitativo, qualsiasi parola dicessi sarebbe troppo poco. Posso dire che per me sarà una grande emozione, che sono felice, fiero e orgoglioso.
Ma nel profondo del cuore, cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?
Visto che è un sigillo, direi che rappresenta proprio il sigillo all’amore che ho per Trieste e viceversa. Una sorta di timbro, di certificazione di un amore corrisposto finora solo a parole. Un rapporto nato nel lontano 1981. Che dire, sono onorato.
Un riconoscimento un po’ strano per un uomo di sport...
Una cosa grande davvero, perché credo venga premiato soprattutto l’uomo. Al di là di tutti i discorsi calcistici, è un riconoscimento per chi ha fatto cose davvero importanti. Vero che mi sono sempre sentito l’ambasciatore di Trieste per l’Italia, ma questo premio mi riempie davvero di orgoglio.
Ma se l’aspettava?
No, però dopo 40 anni di rapporto con Trieste, è davvero bello arrivi ora. Sapevo che il vicesindaco Polidori stava portando avanti questo discorso da tempo, ma i pensieri sono tanti...
Via ai ringraziamenti allora.
Impossibile, sono parecchi, ne dimenticherei sicuramente qualcuno. Ma parto appunto da Polidori, e poi grazie anche al sindaco: ringraziando lui dico grazie a tutta la città. E poi i tifosi, la curva, il Centro di coordinamento, e ancora tutti i ragazzi con cui ho giocato sette anni assieme, la squadra della promozione del 1982.
E c’è qualche dedica speciale?
Oltre a un pensiero sincero per la mia famiglia, la mia dedica speciale è per quelli che ritengo due miei fratelli, Paolo Doto e Titti Ascagni: sono sicuro che il primo sarà felice dall’alto, dovunque sia adesso; il secondo lo so bene che è contentissimo. La squadra del 1982 ha una parte nel mio cuore e in quello di Trieste. E le cose non le fai certo da solo.
E stasera un’altra festa, vero?
Sì, sono 15 anni che è stato intitolato a me un Triestina Club, è una ricorrenza importante e fa piacere, anche perché è l’unico club alabardato intitolato a un giocatore.
Era a Imola a vedere la Triestina: si è fatto un’idea dei motivi di un campionato così inferiore alle attese?
Nel calcio fai fatica a capire le cose da lontano, se non le vivi da dentro. Certo vedere a Imola una panchina con Costantino, Granoche e Gomez ha fatto impressione, significa che questa è una squadra importante. Ma a volte queste cose non contano. E capisco che il tifoso sia deluso perché le aspettative erano tante, forse troppe, e tutti ci aspettavamo un altro campionato. Ma dico a tutti che nel calcio queste cose capitano e bisogna solo prenderne atto.
E cosa si può fare per migliorare?
Per me questa squadra ha bisogno di tanta positività attorno, perché i giocatori mi sembrano tutti abbastanza preoccupati, sul campo si vede. Quindi ai tifosi dico di stare vicino alla squadra. Se ne esce solo così. Giocare con le contestazioni non è semplice, lo sciopero del tifo lascia il tempo che trova. I giocatori sono i primi a essere dispiaciuti. Poi basta poco, anche una scintilla al momento giusto.
Questa stagione può ancora svoltare?
Il primo posto è lontano, ma ai play-off non vince sempre la squadra che ha fatto meglio nella regular season, anzi. Bisogna arrivare alla fase decisiva con il morale giusto. Per questo dico ai tifosi di dare positività. E chissà, quella che ora sembra una stagione storta, magari a giugno si trasforma in qualcosa di bello. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








