“Lobito”, il triestino: «Con la famiglia resto qui pensando alla mia Argentina»
Fernandez, protagonista della nuova puntata di “Baskettari divanati” si racconta: abitudini, sentimenti e speranze

fernandez con la sua famiglia
TRIESTE Sembra un paradosso, di quelli che la vita si diverte a costruire. Il giocatore dell’Allianz che arriva da più lontano è l’unico che in pena emergenza coronavirus è rimasto a Trieste. L’Argentina di Juan Fernandez è racchiusa da qualche settimana in un appartamento. Il Lobito, la moglie Genesis e i figli Elena e Tiago. La tecnologia ogni giorno lo tiene in contatto con il Sudamerica. Il telefonino con i tanti amici conosciuti a Trieste.
Divano a spicchi: a lezione di spagnolo dal professor "Lobito"
Un mate in b non è la stessa cosa ma tant’è. Fernandez non è tipo da arrendersi facilmente. Filosofia argentina e abitudini triestine. Dovendo stare a casa, ci si arrangia nel migliore dei modi. E in un appartamento si ricostruisce il migliore dei mondi possibili.
La decisione
«Ne abbiamo parlato, io e mia moglie. Provare a partire o rimanere a Trieste? Abbiamo convenuto che in questo momento la scelta più saggia sia non partire. La situazione in Argentina è per ora meno grave che in Italia ma qui non è ancora ufficiale la rinuncia al prosieguo del campionato. Se si riprenderà, io devo esserci. Mi considero una persona positiva ed ottimista ma fatico a immaginare che si possa concludere la stagione nel solito modo. Magari troveranno un nuovo formato, salterà fuori una soluzione, ma che succederà alle squadre, quanti giocatori potranno tornare davvero se verranno irrigidite ulteriomente le misure antivirus negli Usa? Per le società è più importante cominciare a pensare al prossimo campionato. In questi giorni tuttavia trovo difficile pensare alla serie A di basket, è maledettamente difficile e ingiusto estraniarsi quando sento parlare di 700-800 morti al giorno di coronavirus. Il pericolo è fuori dalla porta di casa. Ed è questo il problema, non il campionato».
La giornata tipo
«Con il professor Paoli, il preparatore atletico dell’Allianz, ho concordato un piano di lavoro a corpo libero: addominali, piegamenti, squat. Ovviamente non posso disporre degli attrezzi. Vado di...sollevamento figli. La permanenza a casa ha in parte cambiato le nostre abitudini: andiamo a dormire verso le 23 e mi alzo alle 6 del mattino. Non nascondo che questa situazione di incertezza comporta uno stress. La mattina la trascorro seguendo lezioni online e giocando con i bambini. Non voglia che stiano troppo attaccati ai giochi elettronici o alla tv. Alle 17/17.30 inizia il mio allenamento quotidiano. Non sgarro mai. L’ultima volta che sono uscito di casa? Sabato scorso al supermercato. Una bella coda. Maxispesa settimanale e non ci si pensa più».
I contatti
«I miei familiari sono tutti in Argentina, quelli di mia moglie anche negli Stati Uniti. Mio fratello, campione di tennis in carrozzina, è a Buenos Aires con la fidanzata. Mio padre è a Olavarria, dove allena. Il resto della famiglia è a Rio Torcero, dove sono nato. Per fortuna non è una grande città, la situazione viene tenuta sotto controllo. Con videochiamate ogni giorno ci facciamo compagnia. La scorsa estate sono rimasto a Trieste, avevo pensato di tornare in Argentina in luglio ma temo che dovrò rinviare ancora. Peccato, ho voglia di rivedere casa».
La mia Trieste
«Qui non mi sono mai sentito all’estero. Ho amici, la mia famiglia sta bene. In questi giorni mi sento spessissimo con Cavaliero, Coronica e Da Ros. Tra noi quattro c’è un bel rapporto anche fuori dal campo. I giocatori statunitensi rientrati negli Usa? Il futuro è così incerto, mi metto nei loro panni. Se avvertivano il bisogno di stare vicino ai loro cari oltre Oceano, è stata una scelta giusta lasciarli andare. Il mio rapporto con Trieste è diverso, vivo qui da più tempo, per me non è un posto qualsiasi».
Baskettari divanati
«Sono l’ospite della quarta puntata dell’iniziativa della Pallacanestro Trieste. Nel video (che sarà visibile anche sul sito de Il Piccolo, ndr) tengo una lezione di spagnolo. Le parti del corpo umano. Con Elena e Tiago assistenti. Non siamo troppo seri nè composti...Ma ci siamo divertiti. E una risata di questi tempi non fa male». —
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