Il Giro d’Italia non molla: sogna tappe con pubblico anche alla base di Rivolto

Il direttore della corsa rosa Vegni e l’organizzatore delle frazioni in regione Cainero sperano di poter aprire in ottobre anche la casa delle Frecce Tricolori
Ecuadorian rider Richard Carapaz of Movistar team celebrates with the trophy his overall win after the 21st and last stage of the 102th Giro d'Italia cycling race, Verona, Italy, 2 June 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Ecuadorian rider Richard Carapaz of Movistar team celebrates with the trophy his overall win after the 21st and last stage of the 102th Giro d'Italia cycling race, Verona, Italy, 2 June 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO



La cosa paradossale in questa storia, triste come capita di questi tempi alle prese col virus, è che se davvero l’ipotesi che aleggia nel mondo dello sport si dovesse avverare, cioè che gli eventi sportivi da giugno-luglio fino almeno alla fine del 2020 si dovranno tenere solo a porte chiuse o senza la presenza di pubblico, l’unica partenza di una tappa del Giro d’Italia 2020, sempre in odore di essere recuperato in ottobre, facilmente “blindabile” ai tifosi sarebbe quella della base di Rivolto.

Paradossale perché nessuno, dal direttore del Giro d’Italia, Mauro Vegni, al patron delle tappe friulane della corsa rosa, Enzo Cainero, vuol arrendersi all’idea di correre il secondo avvenimento ciclistico del mondo senza pubblico, il sale del ciclismo e il motore di tutto il movimento, che vive su milionarie sponsorizzazioni che poprio dal pubblico non possono prescindere.

La triste opzione delle porte chiuse, tuttavia, esiste, ora più che mai, con l’emergenza sanitaria che, è vero, ogni giorno pare farsi meno pressante, ma troppo lentamente per spazzar via le fosche nubi che rischiano di spazzare via anche la seconda parte della stagione ciclistica.

«Noi lavoriamo per il momento solo a un progetto: Giro a porte aperte - ha detto ieri il direttore della corsa rosa, Mauro Vegni a Tuttobiciweb.it -. È chiaro che ci saranno delle indicazioni sanitarie ben precise da seguire, questo è pacifico, ma al momento il Giro è una manifestazione che dovrà essere aperta, anche perché dovrà essere simbolo di ripartenza e rinascita di un intero Paese, che sta patendo gravi danni economici, soprattutto a livello turistico». Un simbolo di ripartenza del Paese, della capacità dell’Italia di reagire.

Dopo le parole del presidente francese, Emmanuel Macron, che, annunciando il divieto a organizzare in Francia eventi aperti al pubblico con oltre 100 mila persone fino alla metà di luglio, ha fatto slittare la partenza del Tour de France, il motore di tutto il movimento, fin’anche a fine agosto al posto della Vuelta (gli organizzatori sono gli stessi), il progetto Giro da corrersi dal 3 al 25 ottobre non cambia.

Calendario alla mano, l’appuntamento con la prima tappa friulana, la Rivolto-Piancavallo è fissato per il 18 ottobre. La Frecce Tricolori, che hanno già annullato diverse esibizioni compresa la festa per i 60 anni di metà settembre, sono allertate rappresentando per Rcs ma anche lo stesso Governo, un irrinunciabile veicolo promozionale del Paese nel mondo. «Lavoro per un Giro aperto al pubblico, per una base di Rivolto capace di accogliere gli spettatori, pur nel rispetto delle nuove norme di sicurezza che ci verranno indicate, per un Monte di Ragogna, due giorni dopo, pieno di alpini per una grande festa», spiega il patron delle tappe friulane, Enzo Cainero. «Se poi questo non fosse possibile - chiude - è chiaro che ce ne dovremmo fare una ragione, ma il ciclismo secondo me è concepibile soltanto con la gente intorno. Magari a distanza e con una mascherina addosso, ma sulle strade a fare il tifo per i corridori». Sì, chiudere la base al pubblico sarebbe facile, basterebbe aprirla solo ai corridori o a una carovana ridotta, ma sarebbe una sconfitta. L’ennesima, certo la meno importante, ma l’ennesima ad opera di questo maledetto virus. —



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