«A canestro anche il Consorzio»

TRIESTE. Se la Pallacanestro Trieste cresce nei risultati, nella struttura societaria e nella credibilità popolare, questo è anche merito del Consorzio Trieste Basket. E il progetto continuerà. Aldo Minucci (presidente del Mib) è il presidente di questo sodalizio, il garante verso imprenditori, professionisti e associazioni di categoria.
Alma Trieste in crescita strutturale, a livello sportivo e di coinvolgimento cittadino. La sensazione è che questo abbia portato un effetto domino anche nel Consorzio Trieste Basket.
I risultati della squadra sono il detonatore per una ricaduta di entusiasmo e simpatia che non può non sensibilizzare l’ambiente. Cavalchiamo l’onda emotiva accogliendo nuovi affiliati, dando una dimensione ben diversa da quella dei 10 coraggiosi pionieri che hanno varato questo virtuoso progetto di unione fra istituzioni, città e sport.
Quanti sono gli affiliati oggi e qual è la proiezione per il futuro prossimo?
Ora siamo a 42/43 iscritti, l’obiettivo è di raggiungere quanto prima quota 50.
Purtroppo alla fine è spesso una questione di numeri. Fra sponsorizzazioni, quote e varie, il Consorzio oggi quanto può mettere sul piatto a livello economico?
L’ambizione e gli investimenti di Alma nella pallacanestro hanno fatto si che la nostra quota di partecipazione nella Pall.Trieste scendesse dal 20 al 7%. A fronte di questo ridimensionamento, l’aggregazione dei nostri iscritti ha creato un volume economico in aumento di 300mila euro, una cifra non trascurabile calcolando che la quota di ingresso è di 1000 euro.
Il presidente della Pall.Trieste Gianluca Mauro sottolineava l’esigenza di far crescere il Consorzio per consolidare le fondamenta triestine nella prima società di basket locale. Pensa si possa arrivare ad una sopravvivenza, almeno in seconda serie, a prescindere del traino Alma?
Mi permetto di dare una visione personale della questione. Il Consorzio così come è strutturato ha senso come entità a supporto e consolidamento della prima società di basket. Pensare di avere un ruolo patrimoniale maggioritario è utopico, a meno che l’entusiasmo crescente non generi anche un aumento in termini di affiliati e di investimento tali da trasformare il sodalizio; questo se parliamo di una A2, altrimenti nella massima serie saremmo comunque distanti. Il Consorzio ha senso come elemento riconoscibile a livello territoriale, garante di una continuità sportiva, supporto per eventuali nuovi ingressi.
Qual’è la leva che fa più presa nell’imprenditoria locale?
Il primo elemento è il risultato della squadra ma soprattutto quello che genera come cpoinvolgimento popolare. Il secondo, conseguente, è la volontà di un maggior numero di persone di far rete partendo da ambiti diversi legandoli con un linguaggio comune, quello della pallacanestro.
Il futuro del Consorzio?
L’ambizione è prima filosofica che numerica: vogliamo aumentare la “business community” per favorire relazioni imprenditoriali. Io stesso grazie al Consorzio ho potuto conoscere professionisti, start-up, associazioni di assoluto livello. Stiamo cercando di allargare il raggio d’azione, oltre la pallacanestro, per esempio presentando ai consorziati il progetto per il nuovo Center in Porto Vecchio. Stiamo anche cercando di coinvolgere il settore alberghiero. Insomma, ambiti diversi per fare business e seguire la passione sportiva.
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