A Sosa la classifica finale Cunego alla corsa d’addio

TRIESTE. E' nata una stella? A questo quesito lasceremo rispondere la strada ed il prossimo futuro. Quel che è certo che Ivan Ramiro Sosa, nella corsa a tappe ideata da Moreno Argentin, ha dimostrato doti da talentuoso scalatore. Il ventenne colombiano racconta di essere venuto qui per fare una grande corsa «ma sinceramente non mi aspettavo di vincere la classifica generale». Il momento decisivo è stato l'arrivo sul Giau dove Sosa ha sbriciolato gli avversari: «Temevo l'asprezza dell'ascesa. Così ho giocato d'attesa e sferrato l'attacco nel tratto finale» che ha sortito gli effetti sperati.
Accanto ad un timido Sosa gongola il general manager dell'Androni-Giocattoli Gianni Savio: «Sono certo che questo successo darà a Ivan la consapevolezza di poter far strada tra i grandi dei pedali. La dote che contraddistingue questo ragazzo è l'umiltà. Spesso la mancanza di questa dote e la difficoltà a trovare un equilibrio psico-fisico ha frenato molti talenti sudamericani».
L'istrionico Savio conclude facendo un viaggio nei ricordi più belli della sua carriera: «Sosa mi ricorda il connazionale Nelson “Cacaito” Rodriguez, capace di vincere la tappa regina del Tour de France 1994 davanti a Ugrumov e Marco Pantani».
L'assoluto mattatore dell'AdriaticaIonica è stato Elia Viviani, che sulla scia della brillante condizione con cui è uscito dal Giro d'Italia, ha dominato le tre prove che sorridevano alle ruote veloci compresa quella di ieri a Trieste: «Vincere nello scenario magico di piazza Unità e sconfiggere un'icona dello sprint come Cavendish è stupendo». Per quanto riguarda i programmi futuri, il campione olimpico dell'Omnium dopo il Campionato Italiano del prossimo sabato, si fermerà una settimana prima di riprendere la preparazione a luglio in vista del finale di stagione, dove il veneto non ha ancora sciolto i dubbi sulla sua partecipazione o meno alla Vuelta.
Sulla corsa terminata ieri a Trieste Viviani sentenzia: «Si tratta di una competizione completa, adatta a tutti i tipi di corridori. Nel futuro potrà solo che crescere».
Su questo punto è concorde pure Matteo Trentin, tornato alle corse, dopo l'infortunio patito alla Roubaix, proprio qui all’Adriatica: «La condizione è senza dubbio in crescita. Peccato per la foratura che ho subito nel primo tratto sterrato della tappa di Grado che mi ha tagliato fuori dai giochi perchè le sensazioni erano ottime. Ora la testa è alla Vuelta dove conto di essere competitivo».
Chi a settembre non sarà più della partita sarà certamente Damiano Cunego. Quella conclusasi ieri è stata la sua ultima corsa a tappe. Il “piccolo principe” si incollerà sulla schiena il pettorale per l'ultima volta in carriera il prossimo sabato a Darfo Boario Terme. «Una decisione presa da tempo. Non ho ancora realizzato che la mia vita da corridore sta volgendo al termine ma è giusto lasciare spazio ai più giovani».
Nel futuro Cunego proverà a rimanere nel panorama sportivo intraprendendo la carriera di trainer, anche grazie alla sua attuale squadra. Facendo un salto nel passato il veronese non ha dubbi su quali siano state le perle più belle della sua carriera: «La tappa di Falzes al Giro 2004 che mi lanciò verso il successo nella corsa rosa ed il terzo sigillo al Lombardia (2008)».
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