L’addio al basket di Andrea Colli: «Grandi emozioni»
A 38 anni il giocatore lascia con la maglia della Dinamo Gorizia: «Sono stato travolto da un affetto che non mi aspettavo. Trieste è tra le prime piazze italiane, non deve sparire»

In ogni addio, anche nel più annunciato, risiede un che di doloroso, malinconico. Si tratta di lasciar andare una parte di te. Se però ti volti indietro e non vedi rimpianti, ma affetto infinito e il segno bello che sei riuscito a lasciare, tutto si fa più dolce. Così è stato per Andrea Colli, classe 1988, ala-centro triestina che è stato uno dei talenti più significativi dello scorcio recente del basket regionale. Da ultimo capitano della Dinamo Gorizia con cui ha salutato disputando da protagonista i playoff di Serie B.
Andrea, che emozioni provi?
«Mi ero preparato a questo momento, sapevo sarebbe stato particolare, ma credo che capirò davvero solo dopo l’estate, quando non ripartirò con la consueta preparazione. Intanto però l’addio è stato a dir poco speciale: applausi, attestati di stima, cori, abbracci. Tanto amore mi ha stordito».
Hai qualche rimpianto per quest’ultima stagione?
«No, assolutamente. Abbiamo fatto più di quello che ci aspettavamo. Ma al di là dei risultati, il feeling che si è creato tra la squadra è la città è stato un qualcosa di indescrivibile».
Il momento più bello della stagione?
«Difficile trovarne uno solo. Potrei dire quando ho visto la coreografia con la mia gigantografia in curva, nella gara interna con Gallarate. Ma ogni singola partita in casa sembrava più straordinaria della precedente».
Come valuti allora l’esperienza alla Dinamo Gorizia all’interno della tua carriera?
«Credo sia stata la più bella, assieme a quella indimenticabile a Monfalcone, dove sono rimasto sette anni e che porterò sempre nel cuore. Ma la Dinamo era una società che mi entusiasmava ancor prima di entrarci, e da quando sono arrivato è stato un crescendo continuo. Credo di poter dire che un pubblico come quello di Gorizia, specialmente in quest’anno al PalaBigot, non l’ho visto mai».
E a livello di soddisfazioni personali, qual è il tuo podio?
«Ho avuto la fortuna di vincere due campionati italiani giovanili alla Mens Sana Siena, nel 2005 e 2006, e titoli anche a Gorizia e Monfalcone. Ma ciò che più conta resta la stima delle persone come uomo, per quello che ho trasmesso. Questo vale più di dieci scudetti per me».
Le amarezze invece?
«Una su tutte. Alla Virtus Siena, ambiente magnifico. Arrivammo al playout e io nel finale ho fatto zero su due dalla lunetta, in una gara che poi abbiamo perso. Mi è dispiaciuto da morire».
Da triestino ed ex biancorosso, come vivi il momento della Pallacanestro Trieste?
«Seppur raramente dagli spalti, ora, sono sempre vicino alla squadra. Mi sembra impossibile che non ci possa essere qualcuno interessato a salvare il titolo sportivo di Trieste. Parliamo di una delle prime tre piazze d’Italia, non può scomparire».
Come racconteresti Andrea Colli a chi non ti ha visto giocare?
«Un giocatore senza grandi mezzi atletici, ma che dove non arrivavano le gambe ha sempre messo la testa e il cuore. Uno con buona tecnica, ma soprattutto tanta “cazzimma”».
Il tuo futuro?
«Una volta entrato nel mondo Dinamo non ne esci più. Voglio restare, in altra veste, per dare un contributo».
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