Atalanta e Inter in affanno cercano risposte e punti preziosi



Sarà la settima partita in 22 giorni, però vale anche per Juventus, Lazio, Milan e Napoli. Ma Atalanta e Inter, a confronto oggi, il loro tour de force tra uno stop e l’altro per le Nazionali lo hanno patito più delle altre big. Tra infortuni e contagi, nuovi in ritardo e fasi difensive in crisi, dopo un avvio promettente l’ultimo mese è stato per entrambe più nero che azzurro. E, in campionato, soltanto in 4 hanno fatto peggio di Gasperini (3 punti) e ben 9 meglio di Conte (4). Così non va, è chiaro. Anche perché i ko di martedì in Champions hanno complicato il cammino in Europa, da decidere con un altro tris di sfide ravvicinate dopo la sosta dietro l’angolo.



Perderanno controvoglia ancora molti calciatori in viaggio per il mondo, Atalanta e Inter. Toccando ferro e sperando di ritrovarli sani tra una decina di giorni. Intanto, non sono ancora uscite dall’emergenza di ottobre. Ora sta peggio Gasperini, senza Palomino, Gosens e De Roon e con Hateboer e Romero in dubbio. Conte, invece, ritrova Lukaku per la panchina, ma ieri è tornato a incassare i colpi del Covid: Padelli positivo; Radu e Gagliardini non si sono allenati dopo un tampone incerto; il negativo Ranocchia ha febbre e mal di gola.

«Senza dimenticare l’aspetto umano, spesso trascurato, è una situazione difficile da gestire – sottolinea il tecnico interista –. Fai allenamento e non sai chi avrai a disposizione. Così è difficile preparare le partite. Di certo, a differenza del passato, ora siamo tutti molto più colpiti». Oggi, a proposito, si gioca per la prima volta in «zona rossa». La Serie A tira dritto per non affondare e non concede alibi a nessuno. Tantomeno a chi si sta scoprendo in affanno. Prendono troppi gol, le sponde nerazzurre del campionato. Non un novità, a dire il vero, per Gasperini che però ammette: «Per tutelarci meglio cercheremo qualche accorgimento». Malinovskyi o Pessina e non Ilicic, magari. Dieci reti nelle prime sei giornate Conte non le aveva prese nemmeno al debutto in A proprio con l’Atalanta nel 2009.

A -5 dalla vetta, vietato perdere oggi altro terreno per non vivere una sosta di brutti pensieri. «Ma io non sono preoccupato per la classifica – assicura –. Se c’è del gap significa che ancora non ci siamo. Noi dobbiamo continuare nel nostro percorso». Quello che si è complicato proprio dopo la prima sosta. —



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