Bagnaia: «Il talento è la pazzia che ti consente di vincere in pista»

Il pilota torinese che ha sfiorato il titolo MotoGp: amo il suono Ducati 
Matteo Aglio

L’intervista

/ torino

Ducati insegue il titolo mondiale piloti in MotoGp da quasi 14 anni, da quando Casey Stoner l’aveva portata sul tetto del mondo. Quest’anno l’ha sfiorato con Francesco “Pecco” Bagnaia, un pilota che non aveva vinto nemmeno una gara nella classe regina e che nel finale di stagione ne ha dominate 4 su 6, con la quinta persa per una caduta. Nella voce del 24enne di Chivasso, però, non c’è traccia di rimpianti. «Non ero partito con l’obiettivo di vincere il titolo, perché venivo da due stagioni in cui non avevo dimostrato nemmeno di potere lottare per riuscirci – ricorda -. Sapevo che nel team ufficiale avrei dovuto ricominciare da zero, diventare sempre più veloce e, da questo punto di vista, sono andato oltre le aspettative».

Racconta spesso che da bambino era innamorato del suono della Ducati di suo zio.

«Non so se il destino esista, ma sapevo che il mio posto era in Ducati e sono stato fortunato perché hanno creduto in me. Ricordo ancora quel rumore, rappresentava un sogno e ora è diventato una realtà. Spero che questa storia possa durare a lungo, io me lo auguro».

Gli idoli dei ducatisti sono piloti un po’ pazzi, come Stoner, Bayliss, Fogarty. Lei invece sembra misurato e razionale. Nasconde un pizzico di follia?

«In gara sono diverso dalla vita di tutti i giorni, il talento è quella forma di pazzia che ti permette di dare qualcosa di più e che ti porta a vincere. Nel motociclismo è stata sempre una protagonista, anche se negli ultimi anni le gare sono diventate una prestazione atletica. La differenza si fa con la preparazione a casa e nel box».

Pensa di avere già conquistato i tifosi della Rossa?

«I ducatisti sono molto legati al passato e io sono diverso da Stoner o Bayliss, ma siamo tutti piloti e abbiamo tutti lo stesso obiettivo: vincere. Per entrare nei cuori dei tifosi bisogna riuscirci ed è quello che voglio».

Inizierà il 2022 da favorito, ma quando entrò nel Mondiale c’era chi pensava che lei non avesse la stoffa. Cosa ricorda di quel periodo?

«Non ero in una condizione facile, la mia fortuna è stata avere persone accanto che mi spronavano. In quegli anni entrai nell’Academy di Valentino e nel team Aspar, una squadra di alto livello ma senza la moto più performante del lotto. In quella situazione ho imparato a dare il massimo e quell’insegnamento mi è servito in Moto2, dove vinsi il titolo, e quest’anno».

Chi è per lei Valentino Rossi?

«Il mio idolo fin da bambino, diventato poi mentore e amico. Mi ha seguito in tutte le mie scelte, nella carriera, aiutandomi in tante situazioni. L’Academy è stata un trampolino di lancio per tanti piloti promettenti, ma che magari non avevano vinto tanto prima di entrarci. Hanno riconosciuto la mia voglia di arrivare in cima e mi hanno dato una possibilità».

È molto legato alla sua famiglia. Papà Pietro e mamma Stefania sono spesso ai gran premi, sua sorella Carola le fa da assistente.

«Hanno fatto molti sacrifici fin da quando ero bambino, scarrozzandomi in giro per l’Italia e la Spagna per farmi crescere e diventare quello che sono ora. Anche mia sorella, la mia ombra, ha sacrificato il suo tempo per me all’inizio della mia carriera. Ora mi segue in tutte le gare, per è fondamentale, come la mia ragazza Domizia».

Aveva detto che conquistarla era stato difficilissimo.

«Un mio amico mi disse che per me sarebbe stato più facile vincere il campionato del mondo che mettermi insieme a lei (ride). Era la migliore persona che conoscessi, mi aveva sempre attratto perché potevi riconoscerla in mezzo a una folla. Ora viviamo insieme, condividiamo le giornate e mi è vicina nel bene e nel male, la cosa più importante. Grazie a lei, ai miei genitori e a mia sorella mi porto sempre dietro un pezzo di normalità. Ne ho bisogno, fa la differenza. Sono sempre stato molto legato alla mia famiglia, mi aiuta a rimanere sereno».

Essendo riuscito a conquistare Domizia, vincere il titolo il prossimo anno sarà una formalità…

«Vediamo, procediamo passo dopo passo. Sono sicuro che ho la squadra e la moto giuste, ma dovrò essere pronto anch’io. Abbiamo costruito un’ottima base».

Non sarà più una promessa, ma uno dei favoriti. Sente la pressione?

«È Fabio Quartararo ad avere vinto il titolo quest’anno e ad avere pressione, sarà lui l’uomo da battere, il grande avversario contro cui lottare. Nel 2021 ho commesso degli errori, ci sono stati dei problemi, cose che non dovranno ripetersi. Inoltre Ducati non mi ha mai messo sotto pressione, c’è armonia e questo mi fa sentire a casa». —

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