Barcolana, dal marketing entrate per 1,2 milioni

Prandi: «L’evento in Pescheria? A saperlo prima posizionavamo in modo diverso certi espositori. Anche con la sintonia sale l’immagine d’eccellenza dell’evento». Un trionfo lo stand dell’Ersa, tiene il merchandising
Silvano Trieste 09/10/2011 Il Giorno della Regata, Barcolana 43
Silvano Trieste 09/10/2011 Il Giorno della Regata, Barcolana 43

Si può dare di più. Anzi si deve. Più soldi? Oddio, non saranno mai abbastanza, ma non sono quelli il problema. Più sintonia? Ecco, è questa che serve. Federico Prandi, contitolare della Leonardo Servizi, l’agenzia che cura il lato commerciale della Barcolana, non si limita a tracciare, a colpi di stime, il bilancio dell’edizione appena conclusa, che per inciso - fra contributi pubblici, sponsor, merchandising, Villaggio e varie iniziative promozionali a latere - ha generato ricavi vicini al milione e 200mila euro, registrando una flessione (pilotata pure dalla scelta di affittare meno stand per rendere appunto il Villaggio più vivibile e “di qualità”) attorno al 10%. L’uomo marketing dell’evento a terra, infatti, guarda già al 2012, e lancia il proprio appello alle istituzioni. Non per chiedere più soldi, pare di capire, ma per coinvolgerli nella costruzione di un’immagine «sempre più di eccellenza» della Barcolana come appuntamento cittadino a 360 gradi. «Quest’anno - ricorda Prandi - le grandi aziende hanno invitato 60 giornalisti non sportivi, di ramo economico, a vivere la Barcolana, i quali anzitutto, ovviamente, hanno vissuto Trieste. L’evento a terra, pur senza rinunciare all’anima popolare, deve attorniarsi di proposte e testimonianze di eccellenza triestina. Lo stand di Portocittà sul recupero di Porto Vecchio è stato un valore aggiunto, tanto per dirne una. Mi augurerei che nel 2012 ce ne fossero altri che spieghino, per esempio, i piani di rivitalizzazione urbana del Comune, o i progetti scientifici dell’Area di Ricerca. Per cose del genere si potrebbe anche sacrificare la presenza di alcuni stand più squisitamente commerciali». «La Diga deve diventare poi il Villaggio a mare, e bisogna spingere su Sistiana e Muggia. Va creato insomma un cartellone di eventi di un intero territorio attorno al brand Barcolana», incalza Prandi. Dal quale, a questo punto, parte anche un messaggio in codice al Comune: che tutti gli attori del kolossal d’ottobre sappiano esattamente cosa fanno gli altri, per evitare scene tali da inficiare proprio l’«eccellenza» della pellicola. «L’evento che ha voluto organizzare il Comune al Salone degli Incanti - così il responsabile marketing della Barcolana - è stato bellissimo, anche nelle sue intenzioni tese a rivitalizzare l’ex Pescheria. A saperlo, prima, però, da un lato noi non avremmo messo proprio davanti i camion per la differenziata, e dall’altro avremmo disposto certi espositori enogastronomici del Villaggio meno a ridosso della Pescheria stessa. Non mi sento di polemizzare con nessuno, mi limito a dire che bisogna gestire al meglio, in sintonia, l’evento Barcolana, perché non ne esiste un altro così. Non possiamo permetterci di rischiare di penalizzare i nostri espositori, dal Villaggio d’altronde ci viene il 30% dei ricavi commerciali». A proposito: l’edizione 2011 farà registrare un 10% in meno circa rispetto al 2010. Del totale - che si aggira di norma tra il milione e 200mila e il milione e 300mila euro - hanno tenuto i contributi pubblici che pesano per il 30% (gli 80mila euro della Camera di Commercio sono arrivati “postumi” lunedì) e pure i proventi dal Villaggio, nonostante la scelta di rinunciare a una dozzina di stand. Forse anche per questo sono calati invece i soldi degli sponsor privati (che valgono il 40%) non nella fascia “top” ma in quella intermedia. Il 25-30% dei ricavi ridiventano puro investimento. «E l’investimento - chiosa Prandi - quest’anno ha riguardato dirette tv, Festival e Barcolana jazz, shopper negli alberghi e comunicazione in genere». Tutti strumenti per un unico obiettivo: «il posizionamento ad altissimo livello dell’evento a terra».

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