De Benedetto: «Coach Taccetti ha dato una svolta alla Pallacanestro Trieste»

L’ex dirigente biancorosso, plaude l’allenatore e la squadra: «Ramsey un gioiello»

Lorenzo Gatto
Marco De Benedetto, ex dirigente di Pallacanestro Trieste e Brescia
Marco De Benedetto, ex dirigente di Pallacanestro Trieste e Brescia

Marco De Benedetto, talent scout di respiro internazionale con un trascorso da dirigente sia a Trieste che a Brescia, mette a confronto le sue due ex piazze alla vigilia del match che domenica, opporrà i biancorossi alla Germani.

Un viaggio tra tecnica e sentimento, analizzando l’impatto di Francesco Taccetti sul buon finale di stagione della Pallacanestro Trieste, l’eccellenza strutturale di Brescia e il ruolo di una città che rappresenta un patrimonio del basket italiano e che va salvaguardato a ogni costo.

De Benedetto, come giudica il percorso della Pallacanestro Trieste quest’anno e come valuta l’impronta che coach Taccetti è riuscito a dare al gruppo?

«Taccetti ha saputo dare un’impronta emozionale diversa, riuscendo a creare con l’ambiente e con la squadra un feeling che prima mancava. Ha dimostrato una grande capacità di interlocuzione, sapendo parlare ai giocatori nel vivo del match. La tattica è arrivata in un secondo momento: prima c’è stato un passo verso i ragazzi dal punto di vista empatico, rispondendo a un loro evidente bisogno umano e comunicativo».

Brescia si conferma ai vertici, lottando alla pari con le big. Conosce bene società e ambiente, qual è il segreto della loro continuità?

«Il lavoro eccellente che sta portando avanti Brescia è frutto anche del contributo di Matteo Cotelli, che con Taccetti ha lavorato. Tra i due c’è grande stima reciproca, a testimonianza di quanto il livello degli allenatori sia stato fondamentale. Si è creata un’alchimia difficile da riprodurre, con un gruppo di giocatori che sta bene insieme e tecnici che hanno saputo ottimizzare i punti di forza di una squadra cresciuta negli anni grazie alla reciproca conoscenza».

Tatticamente che sfida si aspetta? Prevarrà il ritmo e la transizione di Trieste o la solidità e l’esperienza della Germani?

«Mi aspetto una sfida veloce e a viso aperto. Trieste cercherà di correre contro un’avversaria che a Venezia ha saputo schierare quintetti piccoli e di grande battaglia. Come sempre, l’ambiente del palazzetto farà la differenza».

Le voci sul passaggio di Matiasic a Roma preoccupano. È d’accordo che una piazza come Trieste, per cultura e passione, sia un patrimonio che il basket italiano non può permettersi di perdere?

«Trieste è uno dei pochi veri patrimoni del nostro basket di alto livello, una delle capitali della pallacanestro italiana. Questa città merita una squadra all’altezza, ma servirebbe più reattività e interesse da parte del tessuto cittadino. C’è tanta gente che frequenta il palazzetto e che potrebbe, a diverso titolo, dare un sostegno più concreto a chi lavora quotidianamente per il club».

Il suo occhio da scout è un marchio di fabbrica: c’è un giovane talento che in questa stagione merita di essere segnalato?

«A inizio anno lo avevo detto e oggi lo confermo: Ramsey è un grande giocatore, probabilmente il giovane più in rampa di lancio del campionato. Spero che i tifosi di Trieste se lo godano e comprendano quanto sia raro veder passare un gioiello del genere. È un merito del lavoro di scouting del club». —

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