Il mondo del basket piange la scomparsa di Federico Franceschin, guerriero nello sport e nella vita

Il playmaker e allenatore di pallacanestro colpito nel 2023 dalla Sla si è spento a Cattinara: attorno a lui e alla sua famiglia si era stretta una comunità

Lorenzo Gatto
Federico Franceschin
Federico Franceschin

Federico Franceschin, lo storico playmaker e allenatore triestino, si è spento all’ospedale di Cattinara dove era stato ricoverato venerdì scorso a seguito di un malore improvviso mentre si trovava nella sua abitazione.

L’estate del 2023

Dopo qualche giorno in rianimazione, Federico si è arreso alla malattia neurodegenerativa che gli era stata diagnosticata nell’estate del 2023. Franceschin aveva 55 anni e da tempo combatteva con straordinaria dignità contro la Sclerosi laterale Amiotrofica.

La notizia ha unito in un abbraccio di cordoglio l’intera comunità di Trieste e il movimento cestistico nazionale, che in questi anni di sofferenza si era stretto attorno a lui e alla sua famiglia con una mobilitazione di grande affetto e solidarietà. Una storia e un messaggio forte, quello lasciatoci da Federico e diventato patrimonio collettivo per la carica d’umanità e il coraggio che ha saputo sprigionare.

Una vita sui parquet

Conosciuto sui campi di pallacanestro con i soprannomi affettuosi di “Tucano” e “Figlio del vento”, Franceschin è stato per anni un punto di riferimento per il basket triveneto e nazionale.

Cresciuto nelle giovanili della Pallacanestro Trieste, ha ricoperto il ruolo di playmaker mostrando fin da subito doti non comuni: una visione di gioco cristallina, una leadership naturale e un’intelligenza tattica che lo rendeva un vero regista in campo. La sua carriera lo ha visto indossare maglie storiche e calcare parquet prestigiosi lungo tutta la penisola: da Roseto a Mesagne, passando per Vicenza, Pavia, San Donà di Piave, Mestre, Gorizia e Caorle.

I messaggi di affetto per Federico Franceschin: così il mondo del basket gli è stato accanto fino all’ultimo

Ovunque abbia giocato o allenato, Franceschin ha lasciato un’impronta fatta di passione pura per lo sport, correttezza e una spiccata capacità di fare spogliatoio. Finita la carriera da atleta, il passaggio in panchina è stato la naturale evoluzione di un percorso vissuto sempre al servizio dei compagni e dei giovani atleti.

L’invisibile esordio del male

La vita di Federico e della sua famiglia ha subito una scossa drammatica nel dicembre del 2022. Dopo un estenuante iter diagnostico e una dolorosa attesa fatta di esami e incertezze, a giugno del 2023 è arrivata la conferma medica più dura: Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Di fronte a un verdetto spietato, capace di scompaginare ogni piano per il futuro, la reazione di Federico è stata immediata e improntata alla combattività che lo aveva sempre contraddistinto in campo.

Nel gennaio del 2024 ha iniziato un percorso di cure e terapie al Centro NeMo di Trento, struttura d’eccellenza e punto di riferimento per la presa in carico delle malattie neuromuscolari. Quando è giunto a Trento, Federico era ancora in grado di camminare e di parlare in autonomia: si è sottoposto con determinazione a cicli intensivi di riabilitazione e trattamenti volti a rallentare il più possibile il decorso dei sintomi, affrontando ogni seduta con straordinaria serenità.

Una catena di solidarietà

Attorno a Federico si è mossa fin da subito una rete d’affetto imponente. Gli amici di sempre e gli ex compagni di squadra hanno dato vita al comitato “Insieme per Fede”, trasformando la preoccupazione in azione concreta. Nel contempo, il mondo delle istituzioni sportive si è stretto attorno al tecnico triestino.

La Federazione Italiana Pallacanestro, a livello sia regionale sia nazionale, ha promosso la campagna “Stoppiamo Insieme la Sla”. Attraverso questa iniziativa, ogni canestro da tre punti realizzato nei campionati si è trasformato in un contributo economico destinato alla ricerca scientifica, affiancando l’operato di enti storici come l’Aisla e l’associazione Onlus “Un Canestro per Te”.

La dignità e l’esempio

In questo percorso di sofferenza, il pilastro fondamentale per Federico è stata la sua famiglia. La moglie, i figli e i familiari più stretti hanno vissuto un’agonia parallela, segnata dalla dolorosa consapevolezza dell’impotenza di fronte al progressivo avanzare della malattia.

Assistere giorno dopo giorno all’indebolimento del corpo di una persona forte e piena di vita ha rappresentato un carico emotivo incalcolabile, fatto di notti insonni, battaglie quotidiane e un dolore composto, trattenuto con dignità per trasmettere solo serenità a Federico.

A sua volta, è stato proprio l’amore viscerale per i propri cari a dare a Federico la forza di rimanere aggrappato alla vita fino all’ultimo. La volontà incrollabile di essere presente accanto alla moglie e di accompagnare la crescita dei suoi due figli gli ha permesso di rivendicare, anche quando il corpo gli negava la mobilità, il suo ruolo fondamentale di padre e di marito.

L’eredità che lascia

Nonostante la tenacia del diretto interessato e la mobilitazione di un’intera comunità, la progressione della Sla non ha concesso sconti. Franceschin si è spento lasciando un vuoto incolmabile in chi lo ha conosciuto e amato, ma lasciando al contempo un’eredità morale di grande valore. Di lui non resteranno soltanto le giocate decisive, la visione di gioco o gli schemi chiamati dalla panchina, ma soprattutto l’insegnamento di come si possa mantenere intatta la propria dignità anche di fronte alla prova più estrema.

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