Brugnaro: «Aiuterò Trieste da amico»

Il patron della Reyer sulla crisi del basket: «Dovremo aggregare piccole e grandi realtà, con un gruppo locale a trainare»
Di Matteo Contessa

TRIESTE. È ufficialmente socio della Pallacanestro Trieste 2004 da poco più di 2 settimane, finora è l’unica concreta new entry nel club dall’inizio dell’anno. E mantenendo la parola data, una volta entrato in società Luigi Brugnaro ci ha concesso l’intervista promessa. Ci ha detto cose interessanti per il basket, ma ha anche lasciato intravvedere panorami molto più ampi. Che allo sport (e in questo caso al basket) danno benefici, perchè da esso si dischiudono. Ma che poi vanno decisamente oltre.

Senta Brugnaro, come è nata questa sua partecipazione alla Pallacanestro Trieste?

È una testimonianza di amicizia, ho lanciato un segnale per ricordare che Trieste e Venezia sono amiche e tali devono restare. E anzi, se possibile, consolidare ancora questo rapporto.

Ma è venuto sua sponte o qualcuno l’ha cercata?

Un canale di comunicazione l’abbiamo da diverso tempo, non è che la Pallacanestro Trieste sia nata oggi. Certo, ho una forte amicizia con Eugenio Dalmasson, che è stato allenatore alla Reyer venezia e che stimo molto da sempre. Lui mi ha dato le garanzie che mi servivano per pensare che il progetto che la società vuole perseguire sia serio e credibile. Ma ho dialogato anche con tutta la dirigenza del club.

Il suo arrivo a Trieste comporterà anche una collaborazione tecnica fra la Reyer Venezia che lei presiede e la Pallacanestro Trieste?

Sicuramente. Alla base della collaborazione c’è proprio questo aspetto. In primis che si possa lavorare insieme per creare per i giovani un polo d’attrazione comune dell’Alto Adriatico che è il nostro mare comune. Modalità e strategie di questa collaborazione sono da discutere e decidere assieme, sperando che magari si avvicinino anche altre voci con cui poter dialogare.

Su quale idea di base poggerà questa collaborazione tecnica?

Partiamo dai giovani, nella prima fase saranno loro l’unità di misura di ciò che faremo. Potremo scambiarceli, la Reyer manderà sicuramente a giocare a Trieste qualche suo giocatore che ha bisogno migliorare e svilupparsi prima di affrontare la massima serie. Ma potremo anche fare cose assieme, di interesse reciproco: non escludo, ad esempio, qualche bella partita internazionale di basket a Trieste o anche, in qualche momento importante, portare la prima squadra della Reyer a giocare al PalaRubini.

Molta carne al fuoco, insomma.

Guardi, come dicevo poc’anzi vogliamo testimoniare una vicinanza reale fra Trieste e Venezia, che può consolidarsi in molte cose e non solo nello sport.

Adesso però stiamo parlando di sport e in primo luogo di sport giovanile, non di altro, giusto?

Lo sport è sempre stato strumento di unione e il punto di partenza sono sempre stati i giovani e le loro famiglie. Da questa prospettiva unitaria si deve iniziare insieme per creare sinergie, alleanze, amicizie. Sono queste le basi che ci uniscono e che ci possono far affrontare e vincere le sfide economiche e sociali anche a livello internazionale. E se non siamo amici fra di noi, che abbiamo molta storia comune, come possiamo fare a vincere queste sfide?

Secondo lei, che potenzialità ha il basket qui a Trieste? E quindi quali strategie secondo lei sarebbero consone per rilancio?

Alla prima domanda mi riservo di rispondere fra qualche mese, adesso sarebbe fuori luogo. In quanto alle strategie, penso si possano fare tante cose assieme: ci affacciamo sullo stesso mare, abbiamo tante cose in comune, sarà solo la fantasia delle persone che parteciperanno a evidenziare ciò che si potrebbe fare. Quello che si sta cercando di realizzare è un progetto costruito molto da Trieste, io ci sono entrato in punta di piedi. Ma nulla esclude che possano entrare altri per condividere il percorso.

Più gente c’è e meglio è, questo è il segreto. Sarebbe bene replicare anche a Trieste il progetto che abbiamo realizzato a Venezia, raggruppare cioè intorno allo sport e al basket in particolare tante piccole e grandi realtà. È importante però che i triestini sentano che questo può essere un percorso di rinascita e per questo si avvicinino con generosità, come hanno fatto in passato. Ma non può farlo una sola persona, deve essere il tessuto locale a spingere. Questo concetto l’amministrazione comunale ce l’ha ben chiaro in mente ed è molto importante per cominciare.

Il suo impegno sarà solo di bandiera o è disponibile ad andare oltre?

Oggi un mio diverso coinvolgimento non è all’ordine del giorno. Io sono a testimoniare l’amicizia di Venezia verso Trieste, perchè gli amici si vedono nelle difficoltà. E mi fermo a queste piccola cosa. Ritengo sia bene che a Trieste a trainare sia un gruppo di amici della pallacanestro e che questi abbiano il controllo della società.

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