Burdisso, c’era una volta un bad boy La metamorfosi è una farfalla da podio

Nuoto: ottiene un ottimo terzo posto l’atleta pavese che ha messo la testa a posto 
Giu.zon.

il personaggio

DALL’INVIATA A TOKYO

L’Italia non aveva mai visto una medaglia nella farfalla e ci arriva, non a caso, con un ragazzo che si è trasformato. Federico Burdisso, bronzo nei 200 di questa nobile gara, un tempo feudo di Phelps in cui l’azzurro (1’54’’28) divide il podio con il primatista mondiale Milak, oro in 1’51’’25 e con il giapponese Honda, 1’53’’73. Agli ultimi Mondiali Burdisso è arrivato quarto, però era un’altra persona. Una testa matta, per usare un’etichetta retrò che si abbina al disincanto di Burdisso. Abita un pianeta tutto suo, un posto in cui si vince la prima medaglia della vita, proprio alle Olimpiadi, e si può dire «un po’ di rimpianti ci sono, al pieno delle mie potenzialità mentali l’argento c’era. Purtroppo sto soffrendo molto di tensione e ansia, non sono un ragazzo che si stressa facilmente, ma i Giochi sono più grandi di me. Sono ancora inesperto e sto subendo una pressione che non mi fa bene».

Così, tutto di colpo, un’intera analisi psicanalitica prima ancora di festeggiare la medaglia. Tranquillo Burdisso, questa non è ansia, ma aspettativa e nel tempo diventerà una molla. Alternativo lo è sempre stato e pure talentuoso, solo che non era concentrato. Si distraeva facile o così sembrava e non prendeva nulla sul serio, probabilmente convinto che quell’atteggiamento gli facesse da scudo e ora che ha deciso di evitare i comportamenti stonati si scopre più vulnerabile. E pure più forte.

Nelle Olimpiadi che svelano la fragilità dei campioni, Burdisso, a 19 anni, aggiunge la sua incertezza foderata di carta velina, si strapperà facile non appena l’abitudine alle grandi competizioni darà i punti di riferimenti che mancano. Fino a qui è stato bravo a non innamorarsi dell’idea di essere un giovane sbandato, uno di quelli che chiamano il tormento per mancanza d’affetto. Ne soffre Balotelli e non è mai riuscito a trovare un equilibro, ne mostrano i segni tante promesse dello sport che sbandano prima di arrivare e pareva averne i sintomi anche Burdisso. Li ha smaltiti. Entrato in nazionale con l’altro giovinastro ex aspirante bad boy e oggi felice medagliato Thomas Ceccon. Stavano sempre insieme sull’ultimo sedile del pullman adesso salgono sull’ultimo gradino del podio, stavano sempre in ritardo, stavano spesso fuori dalle regole. Sono stati separati e ora che restano ovviamente amici, ma non più compagni di bisboccia, hanno voglia di parlare, di nuotare e di vincere e se ogni tanto mettono su l’aria da belli e dannati è solo per fare un po’ di legittima scena. —



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