Cavaliero: «Un cerchio che adesso si chiude»

CASALE. «Abbiamo chiuso un cerchio». Daniele Cavaliero, stravolto dalla fatica e travolto dalle emozioni canta e festeggia assieme ai tifosi. “Con la sua gente", come la chiama lui, un uomo in missione che quattordici anni dopo la retrocessione in serie A2 e il successivo fallimento ha riportato la Pallacanestro Trieste, "la sua vita", nella massima serie. «Come si fa a descrivere questo momento e quello che si prova», le prime parole di Daniele. Quello che non dice la bocca, si legge negli occhi di un giocatore felice, che sabato sera al palaFerraris di Casale Monferrato ha completato un'opera lasciata incompiuta tanti anni fa e si tolto un gran peso dallo stomaco. Se ne era andato, appena ventenne, per cominciare una promettente carriera, è tornato uomo maturo per mantenere fede a una promessa fatta. Sette triple, la capacità di essere leader e trascinare i compagni all'inizio della partita e nel momento più difficile della partita quando, sempre grazie alle triple, Casale si era riportata avanti con appena cinque minuti da giocare sul cronometro.
«Non è importante la mia prestazione - sottolinea Cavaliero- mi confrontavo con una persona a me molto cara e l'unica parola che mi è venuta in mente per descrivere tutto questo è sudore. Quello di questa squadra, di questa società, di tutti i tifosi. Sudore che abbiamo dato per tutta questa stagione ma che è stato ripagato con gli interessi».
Javonte Green sfoggia un sorriso a trentadue denti. Un Green "triestin per la vita" come racconta, soddisfatto di aver fatto la scelta giusta. Lo scorso anno per lui erano suonate le sirene della massima serie, ha saputo e voluto resistere alla tentazione di salire di categoria per completare l'opera e centrare quella promozione che Trieste aveva solo sfiorato. Stravolto ma felice, Juan Fernandez si gode il premio a questa grande stagione. Prestazione pazzesca quella del Lobito, solido e decisivo aldilà dei quattordici punti segnati per la capacità di essere leader e trascinatore nei momenti in cui la partita si è decisa. Ha sofferto, stretto i denti, giocato spesso combattendo il dolore con infiltrazioni ma alla fine si è preso con gli interessi quello che si è meritato. «Abbiamo dimostrato per un'ultima volta che siamo forti come squadra - racconta - e questo si è visto nei momenti di difficoltà di una partita che non è stata affatto semplice da gestire. Sono molto contento per la squadra e per tutta questa gente che è venuta a sostenerci fin qua e che si merita questa promozione». «Era difficile pensare di arrivare fino in fondo con tanta pressione», le parole di Federico Loschi-.E invece, lavorando tantissimo, abbiamo chiuso semifinale con Treviso e finale con una squadra solida come Casale tre a zero. Sono felicissimo e adesso (indicando i tifosi) mi godo questo spettacolo». «Niente è impossibile per Prandin»: Giga Janelidze interrombe la chiacchierata con il Bobo biancorosso, simbolo ed emblema della Trieste testarda, cocciuta e capace di non mollare mai. «Sono stati quattro anni pazzeschi- conclude Prandin- sono arrivato in questa squadra che, davvero, non sapevamo cosa sarebbe successo e invece siamo arrivati fino a qua, sono davvero troppo felice. Nel corso di questi anni ho vissuto emozioni davvero intense, cosa posso dire? Grazie a tutti, ce l'abbiamo fatta».
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