Conte contro i giudici: «Una vergogna»

«Condannato ingiustamente per un sentimento anti-Juve». Petrucci: «Giù le mani dalla giustizia»

TORINO. «Sette mesi in prima pagina sui giornali e poi? Prosciolto per Novara-Siena. Pensavo: due omesse denunce fa 10 mesi, una farà 5 e invece fa sempre 10».

È uno dei passi più significativi dello sfogo al veleno di Antonio Conte, attorniato, allo Juventus Center di Vinovo, dai legali Bongiorno, De Rensis, Chiappero e dal vice Angelo Alessio.

Fuoco puntato sui giudici sportivi, anche Sandulli, che della Corte di giustizia fa parte e che ieri aveva esternato affermando che è ancora andata bene al tecnico juventino. Frasi pesanti, mirate, con l’atteggiamento di chi non si dà pace: «Il patteggiamento è un ricatto, tanto è vero che c’è stata la corsa per ottenere questo rito. È una vergogna. Forse dà fastidio che ho ottenuto due promozioni e uno scudetto in cinque anni. Il popolo juventino deve sapere quel che mi è stato fatto. Se non c’era niente da denunciare, che cosa dovevo denunciare? Il timore è di litigare con il primo giocatore che mando in tribuna perchè potrebbe pensare chissà che cosa. D’ora in poi, mi metterò una telecamerina in testa quando parlerò con chiunque». È l’unica battuta che si concede. Si tratta invece di puro sarcasmo quando dice: «Sapete cos’è una riunione tecnica? Un momento sacro, in cui si parla di tecnica e tattica e si motiva la squadra. Dopo una riunione così, che avrei fatto, mi sarei reso ridicolo di fronte a 25 persone dicendo, beh, adesso facciamo pari?» Aggiunge Antonio De Rensis: «E poi, in quindici erano presenti in quello spogliatoio ma non sono stati deferiti. Palazzi ha affermato: come potevo escludere che si fossero assentati? Forse si è trattato di un caso di cistite collettiva...». A Sandulli, membro della commissione giudicante, senza mai nominarlo, Conte manda a dire: «Se esistono regole, deve essere lui il primo a farle rispettare. Io non ho parlato fino alla fine delle indagini. Questa vicenda è assurda, io sono sempre stato corretto e c’è un giudice che parla di me, dice cose inopportune, forse parla da tifoso, forse ha qualcosa di personale con il sottoscritto». Su Carobbio: «È un aggiustatore, non un collaboratore. Solo la procura sportiva lo ha ritenuto credibile. Lui credibile e io no. Carobbio per la procura federale è Pippo, non Filippo Carobbio. Sono pappa e ciccia...È poco credibile per la procura di Cremona, ma lo è per la procura della Figc.... Io devo sentirmi definire poco credibile dalla procura federale che invece considera tale una persona che da 3 anni si vende le partite, i compagni e la famiglia». «Non mi è piaciuto niente di questa vicenda - continua Conte come un fiume in piena - meno di tutto l’istigazione a Paoloni e Locatelli a fare nomi, possibilmente celebri». Angelo Alessio, il suo vice, al suo fianco, si limita a una breve ma significativa battuta: «Non so darmi una risposta. Nessuna procura mi ha condannato e Palazzi mi ha deferito senza neppure sentirmi». Giulia Bongiorno parla di «giustizia sportiva piena di sbavature».

Immediata e pesante la replica del presidente del Coni «Giù le mani dalla giustizia sportiva».

Gianni Petrucci è intervenuto sulle polemiche di queste ore, in particolare dopo la conferenza stampa di Antonio Conte e dei legali della Juve, a seguito delle decisioni della Corte di giustizia federale.

«Basta con questi attacchi ai giudici e alla giustizia sportiva, sembra quasi che l’unico colpevole di questo calcioscommesse sia il procuratore Palazzi e non chi ha commesso illeciti» ha detto il presidente del Coni

Ma di fa sentire anche la corte di giustizia federale per la quali Antonio Conte avrebbe potuto essere accusato di illecito sportivo in relazione alla gara Albinoleffe-Siena: è quanto emerge dalle motivazioni della sentenza della Corte di giustizia federale.

La responsabilità di Conte poteva configurare «una fattispecie diversa e più grave di incolpazione» rispetto all’omessa denuncia.

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