Dal gruppo “Curva Nord” nascono le idee per le coreografie

Il leader Mario: «Siamo cresciuti assieme alla squadra, fino a un paio di anni fa ci riunivamo in dieci, ora siamo in quaranta»
Foto BRUNI 17.06.2018 Pallacanestro- FINALI Play-off :Alma Trieste-Casale Monferrato--gara 3-PROMOZIONE IN A1
Foto BRUNI 17.06.2018 Pallacanestro- FINALI Play-off :Alma Trieste-Casale Monferrato--gara 3-PROMOZIONE IN A1

In principio fu il derby contro la Falconstar Monfalcone e una contestazione al presidente (e sindaco) Dipiazza. Si ripartiva da zero, dopo il fallimento che aveva cancellato Trieste dalla geografia del basket nazionale. La B1? Un miraggio svanito dopo il fallimento della fusione con Padova, la B2 ottenuta solamente grazie all'acquisizione del titolo sportivo da Dueville. Quella vittoria contro Monfalcone, davanti ai 1500 del palaRubini, segnò l'inizio di un percorso che oggi sembra davvero far parte della preistoria. Se Trieste ha riscoperto l'amore per il basket, se il tutto esaurito all'Alma Arena è diventato una piacevole normalità e le splendide coreografie della Curva sono ormai un'imperdibile abitudine, il merito lo si deve senza dubbio a uno sparuto manipolo di "visionari" che adesso stanno raccogliendo i frutti di quell' impegno che non è mai venuto meno neppure negli anni più difficili. Anni in cui, nelle trasferte di Ozzano piuttosto che in quelle di Moncalieri, a volte viaggiare era più un peso che una gioia. «Anni di sbandamento totale - racconta Mario, capo storico e leader della curva nord - in cui, davvero, fummo costretti a ripartire da zero. Il fallimento portò allo scioglimento dei Dragons, la retrocessione in B2 all'allontanamento di quel gruppo che era stata linfa vitale in serie A. Per diverse stagioni le trasferte sono rimaste affari per pochi e il tifo casalingo un "incombenza" affidata a un gruppetto davvero esiguo. La svolta nel 2012 quando, con l'indisponibilità del palaTrieste, la squadra giocò per un paio di mesi a Chiarbola. La presenza di una curva storica e il fascino del vecchio palazzetto fece si che tanti giovani si avvicinassero alla squadra. Nasce in quei mesi curva Nord, l'embrione del gruppo che nelle ultime stagioni si è allargato fino a diventare quello che adesso supporta la squadra all'Alma Arena».

Un gruppo coeso, compatto, ampliatosi negli ultimi anni unitamente alla crescita della società e della squadra. I risultati, da sempre, influenzano l'umore di una tifoseria. «Una crescita che si apprezza soprattutto nel corso delle riunioni in cui, prima delle partite, decidiamo cosa preparare alla domenica. Fino a un paio di anni fa si ritrovavano una decina di persone, adesso siamo in quaranta». Riunioni nel corso delle quali vengono ideate, perfezionate e preparate le splendide coreografie che abbelliscono il palaTrieste prima delle partite dell'Alma. Riunioni frizzanti, in cui non mancano fantasia e creatività. «Provate a immaginare quaranta persone che propongono idee e cercano di convincere gli altri. Tra deliri e progetti irrealizzabili, dopo un po' si accende una lampadina. Si potrebbe fare così. E allora ognuno dice la sua e apporta delle modifiche fino a quando non si arriva alla soluzione finale. In questo dobbiamo riconoscere i giusti meriti alla nostra art director. Samantha e la sua squadra sono l'anima del nostro gruppo». Un gruppo che in questi anni ha saputo deliziare il pubblico del palaTrieste con coreografie che hanno lasciato il segno e sono rimaste nella memoria. «Le più belle?- conclude Mario-. Secondo me la più geniale è stata quella con la macchina che ha percorso il cammino dalla serie A2 alla serie A1 tagliando il traguardo sotto un mare di bandiere biancorosse con in sottofondo Lorenzo Pilat che cantava "Finanziere". La più emozionante quella proposta in gara uno contro Casale Monferrato. Il ricordo dei giocatori che hanno fatto la storia del basket triestino (non è stato facile sceglierne solo 14) il libro che ricordava le loro imprese e i nomi dei giocatori di questa stagione che in quel libro sono pronti a scrivere una nuova pagina. Il boato che ho sentito quando abbiamo aperto la pagina del libro e girato gli striscioni passando dai nomi del passato a quelli del presente è stato davvero impressionante. Un momento che non sarà facile cancellare dalla nostra memoria».

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