Dalmasson: «Gli sponsor si facciano avanti subito»

Il coach: «Non si può chiedere all’Acegas anche di vincere per trovare i soldi»
Di Matteo Contessa
BRUNI TRIESTE 17 04 2011 Basket Acegas/Riva dG-Dalmasson
BRUNI TRIESTE 17 04 2011 Basket Acegas/Riva dG-Dalmasson

TRIESTE. Passato il fine settimana di “scarico”, da ieri l’Acegas è proiettata verso la finale playoff contro Ferentino, in fondo alla quale c’è la promozione in LegaDue e l’ammissione alla sfida per lo scudetto. Per tastare l’umore dello spogliatoio biancorosso non c’è guida migliore del capo allenatore. Ma non si può partire nell’analisi senza valutare alcuni aspetti interessanti emersi a Recanati e che potrebbero incidere notevolmente nella serie contro i ciociari.

Dalmasson, giovedì scorso ci è sembrato che la sua squadra, a un certo punto del match, si sia resa conto di non essere inferiore a nessuno in questi playoff. Conferma?

Sono sicuro che fino all’inizio del terzo quarto sia stata una partita vera. Nell’intervallo avevo raccomandato ai miei di restare attenti, perchè nei quarti Recanati aveva recuperato venti punti a Capo d’Orlando nel secondo tempo. I miei ragazzi sono stati bravissimi, al rientro in campo, a impedire anche l’avvio del recupero ai marchigiani e a quel punto i nostri avversari hanno capito che eravamo noi i più forti e hanno mollato completamente.

Non stavamo parlando di superiorità nella sola sfida con i maceratesi, ma di una consapevolezza di forza assoluta...

Siamo arrivati a questa fase finale molto bene. La mente è sgombra, la condizione atletica è ottimale, abbiamo ben presente cosa siamo stati capaci di costruire con le nostre sole forze, siamo consapevoli dei nostri limiti, ma anche delle nostre qualità. Ho detto alcuni giorni fa che non conosco ancora i limiti di questa squadra perchè ogni giorno continua a rivelare cose nuove e quindi è possibile che ciò che avete notato giovedì scorso a Recanati fosse veramente il compimento di un altro passo avanti. Ma adesso, per superare Ferentino, dobbiamo avere la voglia di fare ancora qualcosa in più.

Ma adesso che aria si respira nello spogliatoio?

Sicuramente dentro ognuno di noi c’è la gratificazione per aver raggiunto bene un obiettivo. Fanno piacere gli elogi arrivati dall’esterno, ma anche dentro di noi abbiamo la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono. Però non siamo appagati, non siamo stanchi mentalmente e abbiamo ancora voglia di accettare le nuove sfide. Vogliamo guardare ancora avanti con modestia, ma con grande consapevolezza ed entusiasmo nel portare avanti il compito che ci era stato assegnato.

Quale era questo compito? Ormai siamo alla fine, si può rivelare.

Non ci era stato fissato nessun traguardo, avremmo soltanto dovuto onorare la maglia e la società impegnandoci al massimo. Con queste premesse abbiamo avviato il nostro percorso e mi pare che in questo senso la squadra il suo pieno dovere l’abbia già fatto. Per questo motivo, ogni volta che nel corso della stagione mi si parlava di primo o secondo posto ripetevo che per me l’uno o l’altro non cambiava nulla: in base alle richieste iniziali della società era giusto chiamarci a un lavoro attento, non era invece giusto metterci sulle spalle un fardello che non ci competeva.

Sarà per questo, allora, che nonostante i risultati raggiunti quasi nessuno vi consideri neppure una sorpresa del torneo e men che meno vi assegni i favori del pronostico?

Può darsi. Dietro questa superficialità di giudizio nei nostri confronti c’è proprio il modo con cui l’ambiente della DnA si è approcciato a noi. L’abito che ci è stato cucito addosso era quello di squadra di scarsa considerazione. All’inizio poteva starci, ora però definizioni del genere non possono più stare in piedi: una squadra che arriva in finale playoff non può averlo fatto per caso, senza avere adeguate qualità. E io conosco il percorso fatto dalla mia squadra...

Senta, cosa c’è da temere più di tutto di Ferentino?

Il valore assoluto della squadra, innanzitutto. Al contrario di noi, era una delle favorite già dall’inizio perchè è stata palesemente costruita per vincere. E poi c’è l’ambiente che ha entusiasmo e ambizioni. Siamo ben consci del loro valore assoluto, ma siamo altrettanto sereni e convinti di ciò che possiamo fare. Accettiamo la sfida con grande voglia di giocarla, la vittoria con Recanati non ci ha appagati.

Adesso siete anche artefici del vostro futuro, conquistando la LegaDue fareste arrivare nuovi finanziatori.

Fermo restando che la nostra intenzione è quella di vincere e salire in LegaDue con le nostre gambe, mi sembra un peso che questa squadra non debba sobbarcarsi. Mi sembrerebbe quasi un ricatto morale nei confronti di unn gruppo che il suo dovere lo ha già fatto fino in fondo. L’ho già detto all’inizio: non ci era stata chiesta la serie A. Mi piacerebbe di più, invece, se qualcuno dichiarasse apertamente prima della finale che vuole investire nella pallacanestro, invece di aspettare come finiranno i playoff per decidere. Perchè qui non si sta parlando semplicemente di serie A o B, qui l’alternativa in discussione è se fare continuare a vivere la pallacanestro di alto livello a Trieste oppure no. E di fronte a questo bivio l’aspetto sportivo non ha più niente da dire, perchè quello che gli si chiedeva lo abbiamo già fatto.

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