Di Canio “fascista” nel Sunderland labur
LONDRA. Un po’ Samurai un po’ marines, un leone che non può stare in gabbia, un rottweiler - controverso e osteggiato - in Premier League: la nomina di Paolo Di Canio a manager del Sunderland ha scatenato una tempesta mediatico-politica. Il tecnico italiano è stato chiamato a salvare i Black Cats. Una crisi che però non basta per legittimare questo «compromesso» politico-calcistico: un club di sinistra allenato da un «fascista». Lo scrivono i quotidiani inglesi, lo twittano alcuni tifosi dello Stadium of Lights di tradizione socialista, lo denuncia l’ex ministro laburista David Miliband dimettendosi dal board della società. A sette giornate dal termine tocca a Di Canio riaccendere la scintilla di una squadra sfiduciata e disorientata. Che non vince da metà gennaio. E che ora si trova sbattuta in prima pagina per polemiche extra-calcistiche. Perchè poche ore dopo l’arrivo dell’ex laziale, che ha firmato un contratto di due anni e mezzo, sono giunte le dimissioni irrevocabili del Miliband. Dimissioni ideologiche. «Auguro al Sunderland tutto il successo possibile. Tuttavia, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore, è giusto che io faccia un passo indietro», ha scritto sul suo blog l’ex pupillo di Tony Blair. Che per fugare ogni dubbio, ha tenuto a chiarire che il suo gesto non ha nulla a che fare con l’imminente trasferimento a New York dove guiderà l’International Rescue Committee.
Paolo Di Canio ha definito come una cosa «stupida e ridicola» essere descritto come un razzista.
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