Domani la gara della vita per ritrovare l’identità

“Tradita” dai play e con i lunghi a mezzo servizio, Trieste deve recuperare lucidità e elevare il furore agonistico. Con il fondamentale aiuto del pubblico
Di Roberto Degrassi
Foto BRUNI Trieste 18 05 2012 Play-off Basket ACEGAS-Ferentino--MORUZZI
Foto BRUNI Trieste 18 05 2012 Play-off Basket ACEGAS-Ferentino--MORUZZI

TRIESTE. E adesso domani dev’essere un altro giorno. L’Acegas dopo 40 minuti si trova senza alternative: domani deve giocare la partita della vita per riaprire la serie e smorzare un Ferentino che, eliminata Omegna e sbancato il PalaTrieste, in questo momento si sente psicologicamente invulnerabile.

L’Acegas, insomma,deve sfoderare quelli che Julio Velasco definiva gli occhi della tigre. Quello sguardo che ieri sera ad esempio non si è letto negli occhi dei play biancorossi, nè Ruzzier (che ha comunque l’alibi di essersi ritrovato nel giro di 12 mesi dalla formazione juniores al quintetto iniziale della finale per la LegaDue) nè Carra. E senza registi è dura. Dura la vita anche se in settimana metà del pacchetto lunghi lamenta acciacchi assortiti. Gandini ha un bello sbattersi ma spesso sembra l’intruso in mezzo alla Banda Bassotti (gli altri quattro sono tutti esterni). Gli errori scavano le insicurezze: emblematica la titubanza di Zecchin che solo sotto canestro preferisce rischiare la dormita in area e appoggiare a Mastrangelo piuttosto che cercare due punti facili.

Non basta la geniale sfrontatezza di Mastrangelo, toccato dalla grazia per almeno due quarti, non è sufficiente il lavoro da violino di spalla di Moruzzi, gli occhi di Zaccariello - quelli sì - sono iniettati di rabbia e furore agonistico ma per vincere a basket bisogna ancora essere in cinque.

In 24 ore l’Acegas deve resettare una serata storta e ritrovare un’identità vista solo a sprazzi. Serve l’impresa, con il pubblico del PalaTrieste pronto a fare la propria parte. Ieri più caloroso che numeroso. Se mobilitazione doveva esserci, è stata solo parziale. Colpa del venerdì sera? Passi. Domani è domenica e l’alibi non ci sarà. Il treno è sfilato via alla prima stazione, bisogna salirci sopra in corsa a quella successiva, per evitare che prenda definitivamente la strada della Ciociaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo