È arrivato Mou, delirio Roma «Mi aspetto regali dal club»
il personaggio
/ ROMA
Sulla rotta Lisbona-Ciampino-Trigoria, prima a bordo del Friedkin Aviation Gulfstream G650 N1F con il presidente Dan in cabina di pilotaggio e poi di una Hyundai bianca con una sciarpetta giallorossa al finestrino, si è consumato il primo Special Day: lo sbarco a Roma, da allenatore della Roma, di José Mourinho E la festa popolare, con 400 tifosi all’aeroporto e qualcuno di più (quasi 500) ai cancelli del centro d’allenamento, non è mancata: «HabeMOUs Papam», uno degli striscioni di benvenuto. Pazienza se, per i recenti blitz a Londra, Mou dovrà trascorrere i primi 5 giorni del suo presupposto triennio (7,5 milioni netti a stagione) romano in quarantena a Trigoria, rendendo indefinita la data della presentazione ufficiale (non prima di mercoledì 7 e non oltre venerdì 9) nella cornice della Terrazza Caffarelli al Campidoglio. Il colpo di fulmine è scattato: «Grazie mille di cuore. Non credo di meritare questa accoglienza, ancora non ho fatto nulla. C’è ancora più responsabilità sulle mie spalle», le parole di ringraziamento, accompagnate da rituali come il bacio della sciarpa, il battito del pugno sul cuore, il saluto e un inchino. E una promessa: «Vogliamo fare una squadra di successo e sostenibile. Questo non è il mio progetto, quello di Pinto o dei Friedkin, ma il progetto della Roma». Atterrato con il vice Joao Sacramento, il preparatore dei portieri Nuno Santos e il responsabile della riatletizzazione Carlos Lalin, lo Special One si è subito stanziato a Trigoria.
Il viaggio su un volo privato e le due dosi di vaccino già ricevute gli eviteranno la clausura totale: Mou dovrà mantenere il distanziamento, potrà incontrare persone all’aperto e sarà sottoposto quotidianamente a test antigienici e molecolari. Nel frattempo molti dei pensieri dello Special One, intenzionato a sciogliere il nodo Dzeko, saranno al mercato: «Spero che la proprietà e Tiago Pinto mi facciano dei regali, ne sarei contento». Cadeaux di benvenuto che rispondono ai nomi di Rui Patricio e Xhaka. —
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