È ora di aprire stadi e palazzi rispettando la distanza
Ben trovati! Prove di ripartenza, chiamiamole così. Non è come speravamo, non poteva esserlo. Siamo all’alba di una stagione con poche certezze e molte speranze. E non stiamo certo alludendo ai risultati sul campo. Per ora, ci fermiamo a quello che vediamo sugli spalti, occupati a macchia di leopardo da irriducibili appassionati che sotto la mascherina si abbandonano ad un consolatorio… “meglio questo che niente”! E come dar loro torto. Ci ha provato il basket con 700 applausi in un’arena che ne può contenere dieci volte tanti; ci riproverà il calcio con mille anime dove potrebbero starcene… venti volte questo numero. “Intanto tentiamo così”, ci dicono. Poi forse qualcosa cambierà. La politica dei piccoli passi, dopo la grande paura. Che se n’è andata solo in parte, perché la “bestia” continua a girare, con più o meno cattiveria. Resta l’impressione però che a pagare il prezzo più alto di un per altro legittimo rigore sia prima di tutto il mondo dello sport, quello professionistico in particolare: sta finendo un’estate durante la quale abbiamo visto i nostri figli affollare discoteche, riempire le spiagge, girare (chi ha potuto) Italia ed Europa per le sospirate vacanze post-Covid, dove l’unica distanza veramente tenuta era quella da casa! E quando timidamente abbiamo provato a riaprire le porte a stadi e palasport, le vere distanze di sicurezza extra large, le abbiamo ritrovate proprio e solo lì. Ma quello che forse disturba, con ordinanze, decreti e semafori verdi, tutti diversi da città a città. Fase sperimentale, momento di transizione, cartello lavori in corso ancora appeso? Può essere. Ma per la ripartenza di tutti i campionati abbiamo bisogno adesso di poche ma essenziali regole: percentuale di pubblico in base alla capienza degli impianti, distanziamenti in linea con altri luoghi di aggregazione, entrate ed uscite regolamentate e via dicendo. Nei giorni scorsi gli organizzatori dell’ATP Challenger a Padriciano ci hanno regalato una settimana di grande tennis con centinaia di appassionati distanziati, mascherati e fatti accedere dopo misurazione della temperatura: è stato il primo evento sportivo con pubblico in città. E tutto è filato liscio, con i giocatori ed i loro coach per primi a rispettare rigorosamente le regole. Leggiamolo come uno spiraglio di luce alla vigilia di una stagione alla quale serve anche solo un parziale ritorno ad una normalità che (inutile illuderci) resta lontana. Lo meritano quelli che fanno sport, a tutti i livelli: dal club con budget milionari alle società dilettantistiche. Lo sport senza pubblico e partecipazione altro non è che un controsenso, una contraddizione, il più triste degli ossimori. E poi, regalare a pochi tutto il bello che sembrano aver costruito in estate le nostre “amate”, risulterebbe oltremodo insopportabile.
P.S. Aspettando i primi test probanti per la rinnovata (e rinforzata) Triestina che Milanese sta finendo di costruire in questi giorni, vista gente strabuzzare gli occhi tra i canestri. In casa Allianz grande qualità complessiva, innesti che definire centrati sembra quasi riduttivo, chimica di squadra più che a buon punto. Ma sono canestri d’estate, dirà il solito scettico. Tra questi, non c’è la Palla di Cristallo che strizza l’occhio e sorride. Pare quasi voler chiedere anche lei … “ma ci sarà un posticino per me dentro il palasport”? —
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