Garozzo e quelle lacrime amare d’argento l’Italia della scherma che non vince più

Nel fioretto il siciliano ko. Gli azzurri tornano a casa senza oro nelle gare individuali: è la prima volta dal 1984 
Daniele Garozzo of Italy, left, is comforted by his coach after losing the men's individual final Foil competition at the 2020 Summer Olympics, Monday, July 26, 2021, in Chiba, Japan. (AP Photo/Andrew Medichini)
Daniele Garozzo of Italy, left, is comforted by his coach after losing the men's individual final Foil competition at the 2020 Summer Olympics, Monday, July 26, 2021, in Chiba, Japan. (AP Photo/Andrew Medichini)

il caso

Stefano Mancini

INVIATO A TOKYO

Dici Mosca 1980 e pensi alla vittoria di Mennea nei 200, al boicottaggio Usa e alla politica che entra di peso nello sport olimpico. Ma un altro, minuscolo dettaglio statistico caratterizza quella edizione dei Giochi: la scherma azzurra torna a casa senza un oro nelle prove individuali. Dall’edizione successiva, quella di Los Angeles 1984, non succederà più fino a ieri, quando le lacrime di Daniele Garozzo hanno concluso l’ultimo duello di Tokyo 2020. Il fiorettista azzurro, oro cinque anni fa a Rio, si è arreso in finale al portacolori di Hong Kong, Ka Long Cheung, e si è dovuto accontentare di un argento. È la globalizzazione. Il mondo della scherma si allarga, così che emergere diventa sempre più complicato.

Alla Makuhari Messe Hall, Garozzo ha iniziato il torneo contro l’egiziano Hassan (punteggio15-6), negli ottavi ha sofferto contro il giapponese Mitsuyama (15-14), nei quarti si è imposto di forza (15-10) sul francese Lefort e infine ha superato in semifinale un altro giapponese, Shikine (15-9), per raggiungere in finale il portacolori di Hong Kong.

L’ha riconosciuto lo stesso Garozzo: alle nazioni che hanno fatto scuola, come Italia, Francia e Ungheria, si aggiungono Paesi emergenti, preparati, ambiziosi, affamati di medaglie. E succede di sottovalutarli. «Avrei dovuto fargli capire che per toccarmi doveva superare una striscia di sangue. Ho sbagliato. E lui è stato più bravo di me, bisogna riconoscere i meriti dell’avversario». Sintesi perfetta. Garozzo parte bene, si porta sul 5-1 e in quel momento sente di avere la partita in pugno. È l’inizio della sconfitta. Cheung recupera in un attimo e impone il suo gioco. Invano Fabio Galli, il suo maestro di scherma, da bordo pedana gli urla «devi soffrire». C’entrano i crampi che l’hanno colpito in semifinale e finale? Mancanza di preparazione? «No, mi sono allenato molto bene. Però sono emotivo e questo mi porta a consumare più energie del normale».

Per Hong Kong si tratta di un risultato storico: seconda medaglia d’oro della storia olimpica, l’altra risaliva addirittura all’edizione di Atlanta 1998 nel windsurf, grazie a Lee Lai Shan. La scherma rimane una miniera importante del medagliere azzurro, ma i due argenti (l’altro di Samele nella sciabola, primo podio azzurro qui in Giappone) valevano qualcosa di più, soprattutto quello di ieri nel fioretto. Ce lo hanno raccontato in lacrime i due protagonisti: un pianto di rabbia e delusione. «Sono molto amareggiato, è un boccone amaro da mandare giù, però tra qualche giorno diventerà una magnifica medaglia vinta» è lo sfogo del fiorettista siciliano. I suoi 28 anni gli regaleranno altre chance, a partire da Parigi che è lontana tre anni appena.

In tribuna, il sottosegretario dello Sport, Valentina Vezzali, la più grande schermitrice italiana, gli legge nel pensiero: «Adesso gli fa male, è normale che sia così - ma quando gli sarà passata la vivrà come un successo importante della sua carriera».

Adesso cominciano i tornei a squadre, che per la prima volta sono estesi a tutte e tre le armi. L’Italia ha dunque ancora sei possibilità di arricchire il medagliere. Deve sfruttare i sentimenti negativi delle sconfitte e trasformarli in energie positive. Per dirla alla Garozzo: «C’è un solo modo per lucidare il mio argento: vincere la gara a squadra». —

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