Generali investe su Milano: dubbi e speranze il basket triestino
L’operazione da 650 milioni per lo stadio lombardo solleva interrogativi in città sul possibile ritorno dello sponsor al PalaRubini, tra timori dei tifosi e la speranza di una nuova partnership

Si chiamerà Generali Stadium e sarà un nuovo simbolo per la città di Milano, griffato dal Leone di Trieste. Un intervento da 650 milioni per un’intesa di almeno 25 anni tra le Assicurazioni Generali e Milano, che vuole in questo modo esprimere la propria fiducia nel continuo progresso della città e di tutto il Paese.
A Trieste ha suscitato da un lato un giustificato orgoglio e dall’altro un po' di timore, con un retropensiero: proprio adesso che si riponeva un pizzico di speranza nell’aiuto di quello che è il marchio d’eccellenza e prestigio della città, vuoi vedere che il ventilato ingresso di Generali nel pianeta basket torna a essere una mera speranza o una semplice ipotesi?
Il Leone che continuiamo a chiamare “di Trieste” sta moltiplicando negli ultimi anni la sua forte presenza in ambito sportivo, non solo con importanti sponsorizzazioni per eventi e manifestazioni, ma anche con una mirata promozione dell’attività fisica per uno stile di vita sano. E nella sua città natale, Generali è stata in passato vicina proprio al basket - i meno giovani ricorderanno il marchio Genertel ai tempi di Chiarbola - e proprio quello della casa madre a sostegno del nostro handball, quando l’ennesimo scudetto aveva portato la squadra del professor Lo Duca nella Coppa dei Campioni europea. Un aiuto fortemente voluto da triestini allora ai vertici della compagnia, quegli stessi dirigenti che non hanno poi mancato di rispondere oggi alle richieste della città anche in altri ambiti: e qui l’elenco sarebbe lungo se pensiamo al Politeama Rossetti o al Centro Congressi, piuttosto che agli interventi di ristrutturazione e restauro di palazzo Carciotti, per finire (tornando allo sport) con il convinto sostegno alla Barcolana, non solo per la regata in sé, ma per il suo peso sociale.
Eppure, per certi versi, la città ha spesso tenuto un atteggiamento critico nei confronti di quello che resta inequivocabilmente un suo forte simbolo, prima ancora che un marchio. Ritenendo che gli interventi economici, messi a confronto soprattutto nello sport a livello mondiale, rappresentassero nella dimensione cittadina un che di residuale, quasi dovuto. E il moltiplicarsi degli eventi sponsorizzati non ha fatto altro che rimarcare questa sensazione. Il prepotente ingresso nel mondo di uno sport in ascesa come il tennis diventando Presenting Partner della Coppa Davis, piuttosto che sponsor nei tornei di Kitzbuhel e Montecarlo, ne è l’esempio come ultimo ramo sportivo di spiccato interesse per il Gruppo.
E adesso, cosa possiamo allora attenderci dopo il non smentito interesse per il ritorno di Generali a fianco della più importante realtà sportiva della nostra città? La Palla di Cristallo guarda comunque con ottimismo al futuro: il PalaRubini è nuovamente senza un “naming” e accostare Generali all’arena triestina costerebbe evidentemente molto ma molto meno rispetto all’assegno staccato per il futuro gioiello milanese. E l’avvio di stagione biancorosso, con la risposta della sua tifoseria, pronta ad abbonarsi quasi al buio in estate e ancor più presente al ticket office di via Flavia, rappresentano segnali che dovrebbero indurre alla fiducia per nuovi investitori. E chissà che un’Arena Generali non finisca per ammorbidire anche quei brontoloni dei triestini, convincendoli a cancellare quell’odioso “no xe pol” dal loro vocabolario.
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