Ghedina: «Lo sci? Adrenalina anche se mi sono fatto più male giocando a calcio»
La vera “vita spericolata”? Una questione non solo di stile ma di testa, consapevolezza e pieno controllo. Pensieri e parole di Kristian Ghedina, già azzurro di sci, uno che in fatto di rischi, spettacolo e limiti da valicare non si è mai fatto mancare niente, prima attraverso la discesa libera e poi nella parentesi dell’automobilismo. È stato lui, accompagnato nella passerella estiva allestita al bastione Fiorito di San Giusto dalla nuotarice olimpica Stefania Pirozzi, il testimonial della seconda vetrina pubblica di The Summer Party, il tour targato Fityourbody, sigla dedita al fitness e alla saga dei personal trainer, marchio intento alla divulgazione dello sport in termini più salutari che pregni di podio o primati.
Kristian Ghedina ha accettato il confronto, scendendo in campo senza mai ripudiare fatti o misfatti ma vestendo anche i panni del “buon divulgatore”, missione tradotta in sorrisi, poca retorica e molta esperienza: «Avevo sempre un certo desiderio di emozioni, anche forti - ha ribadito Ghedina -, devo averlo ereditato più da mia madre visto che papà cercava invece di contenermi nelle mie ricerche. Avevo voglia di andrenalina, a ogni costo, e avevo, anzi, ho ancora un motto che dice “No rischi, no Fun”(nessun divertimento senza rischio)». Un gioco elitario? Kristian Ghedina qui aggiusta il tiro, evitando di entrare nella parte del “maledetto a ogni costo” ma indicando piuttosto la ricetta popolare: «Attenzione, bisogna sempre avere piena consapevolezza dei propri limiti – ha sottolineato – usare la testa è fondamentale, in tutto, nella vita e nello sport, sia chiaro. Io amavo mettermi in gioco ma quando sciavo questo rappresentava anche una professione e quindi volevo essere rigoroso nella preparazione. Certo, confesso che a volte mi piaceva strafare, e assieme allo sci mi sono concesso durante lo stesso periodo anche qualche gara in moto (ride) senza contare che mi sono fatto magari più male giocando a calcio che non scendendo dalle piste. Per una partita all’epoca mi sono infortunato alla caviglia e sono rimasto ai box per due mesi...».
Insomma, muscoli, cuore ma la fatidica “testa”, da usare magari soprattutto prima di prove o scommesse di vita: «Ogni decisione va ponderata, sempre - ha rimarcato Kristian Ghedina -, l’analisi del rischio deve essere alla base e poi viverlo nella giusta maniera e con tanta preparazione. Questo è un concetto che i giovani devono apprendere, anche se è facile constatare che attualmente sono più attratti dai social e dalla tecnologia che non da una vera cultura dello sport».
Resta un quesito, Ghedina ora usa sempre la “testa”? «Sì, dai, anche se – chiosa ridendo – quando vado in moto e in bici qualche sfizio devo sempre levarmelo...». —
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